Mediaset, i giudici tagliano le liste dei testimoni E Ghedini: "Così ci viene impedito di difenderci"

Ripartono i processi al Cav. Primo atto di d'Avossa: un'ordinanza in cui costringe le difese a tagliare le liste dei testimoni. La denuncia di Ghedini: "La Procura ha avuto sei anni per fare sfilare i suoi testi, adesso che tocca alle difese il tribunale si accorge che c'è fretta. Non possiamo difenderci"

Milano - Ripartono i processi milanesi a Silvio Berlusconi, e già è scontro frontale tra i giudici e i difensori del premier. Questa mattina, nell'aula del tribunale penale, era fissata la prima udienza del processo per i dirtti tv di Mediaset, che vede il Cavaliere imputato di evasione fiscale e appropriazione indebita, congelato dall'entrata in vigore della norma sul "legittimo impedimento" e ripartito dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Primo atto del giudice Edoardo d'Avossa, un'ordinanza in cui costringe le difese di tutti gli imputati a tagliare le liste dei testimoni, che - nella loro versione attuale - sarebbero "incompatibili con il principio costituziomale della ragionevole durata del processo". Entro il 31 marzo, tutti gli avvocati dovranno consegnare in cancelleria le liste ridotte, indicando non più di due testimoni su ogni tema difensivo. E' una decisione che fa scattare la polemica di Niccolò Ghedini, uno dei legali del presidente del Consiglio: "La Procura ha avuto sei anni di tempo per fare sfilare i suoi testi, adesso che tocca alle difese il tribunale si accorge che c'è una esigenza di fare in fretta. Queso non è accettabile, ci viene impedito di difenderci".

La prossima udienza è fissata per l'11 aprile, in quella data - dice Ghedini - Berlusconi potrebbe scegliere di essere presente in aula. "Ma la situazione - ribadisce Ghedini - creata dall'ordinanza di oggi è gravissima".

Quanto agli altri processi destinati a ripartire nelle prossime settimane, Ghedini sostiene che si tratta di una "situazione assolutamente anomala, non solo per un presidente del Consiglio ma per qualunque cittadino". Il suo collega Piero Longo ha già fatto sapere però che "alla fine vinceremo tutti i processi". Una battuta anche su "Ruby Rubacuori", la diciottenne marocchina che la Procura non vorrebbe citare come teste nel processo al Cavaliere per prostituzione minorile: "Alla fine Ruby verrà sentita. E si rivelerà un teste a difesa visto che nega di avere avuto qualunque rapporto sessuale col presidente del Consiglio".