Mediobanca, un bond per uscire da Ferrari

La banca d’affari ha tempo sino a fine giugno per monetizzare la quota

Nicola Porro

nostro inviato a New York

L’idea studiata dai tecnici di Mediobanca per trovare una soluzione al pacchetto Ferrari ancora in portafoglio (11,7%) è piuttosto innovativa anche se non del tutto originale. Nelle prossime settimane verrà collocata un’obbligazione legata ai titoli della casa di Maranello. Gli investitori che compreranno il bond riceveranno ovviamente un rendimento, così come avviene per ogni titolo obbligazionario. Ma, e qui sta evidentemente la novità, avranno la possibilità - se e quando la Ferrari dovesse approdare in Borsa con un’Ipo - di concambiare il proprio titolo obbligazionario con un pacchetto prestabilito di titoli azionari Ferrari.
In questa sua facoltà ricorda gli exchangeable, sul modello di quanto ad esempio Unicredit o Capitalia hanno fatto per uscire con garbo dall’azionariato delle Generali. La particolarità è, però, che in questo caso un titolo quotato ancora non esiste. E dunque si tratta di una sorta di exchangble pre Ipo. Anche la scatola finanziaria che controlla la società di tlc, Wind, ha collocato recentemente un titolo che ha caratteristiche simili.
Mediobanca negozia anche per Abn Amro, Commerzbank e Popolare dell’Emilia Romagna che tutti insieme ancora detengono il 29% del Cavallino. E che hanno il diritto, sino a fine giugno, di monetizzare questo investimento. Lo scorso luglio un pacchetto del 5% era stato venduto a Mubadala development company, il fondo di investimento del governo di Abu Dhabi per 114 milioni di euro. Dunque per una valutazione di Ferrari intorno a 2,3 miliardi: la cifra «monstre» a cui la Mediobanca di Vincenzo Maranghi aveva appunto rilevato il pacchetto dalla Fiat allora guidata da Paolo Fresco. Con l’escamotage individuato dagli uomini di Alberto Nagel, direttore generale di Piazzetta Cuccia, si chiude quindi un capitolo che è sempre stato spinoso. L’obbligazione verrà piazzata a investitori istituzionali. Potrà essere spacchettata tra molti di loro. E ha il vantaggio della sua agevole trattabilità. In una certa misura non si assegnerà ancora un nome e un cognome ai prossimi padroni di una buona fetta del Cavallino rampante.
Il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne, solo pochi giorni fa riguardo alla soluzione Ferrari aveva affermato: «Mediobanca ha diritto sino a fine giugno di monetizzare la sua posizione e noi non crediamo che questo sia il momento giusto per portare la Ferrari in Borsa. Stiamo analizzando qual è il metodo migliore per accontentare Mediobanca e conservare tutto il valore possibile per Fiat. Loro vogliono uscire, questo è chiaro. Noi stiamo cercando una soluzione che magari ci coinvolga anche con un interesse diretto, ma in maniera diversa dagli strumenti tradizionali. Dobbiamo trovare una soluzione creativa». Sembra che l’abbiano trovata.