«Meningite, non siamo come il Veneto»

Il giovane morto a Seregno era stato poi colpito da una forma molto rara: necessarie 4 ore per essere contagiati

«I medici ci assicurano che è un caso rarissimo». Carlo Lucchina, direttore generale dell’assessorato alla Sanità della Regione, esclude che in Lombardia vi sia un allarme meningite. Il giovane di diciannove anni di Seregno morto in ospedale a Carate Brianza è stato vittima di una forma di meningite fulminante, la sepsi meningococcica, che si sviluppa nel sangue compromettendo il funzionamento degli organi vitali fino al decesso. Un caso molto sfortunato, ma che secondo gli esperti della Regione, non è significativo di una tendenza negativa. Al contrario. «Nel 2007 il numero dei morti in Lombardia è diminuito rispetto al 2006, passando da 22 casi a 18. Si tratta di una malattia in cui la mortalità è circa del 5 per cento» spiega Lucchina.
I dati dell’Istituto superiore della Sanità dicono che la Lombardia è la Regione in cui c’è il maggior numero di casi di meningite, ma il direttore generale della Sanità regionale assicura che ciò è dovuto solo al fatto che si tratta della Regione più popolosa. «Non siamo in una situazione neppure simile a quella del Veneto - spiega Lucchina -, dove il numero dei casi è molto alto, ben al di sopra della media nazionale. Purtroppo neanche lì è facile comprenderne il motivo». Dal 2007, dopo anni di polemiche, il vaccino contro la meningite è diventato gratuito anche in Lombardia. «Si tratta di una prevenzione, certamente utile, ma non risolutiva» spiega però Lucchina. L’età del ragazzo morto, 19 anni, non è più elevata della media, perché la malattia colpisce a ogni età.
Per evitare il rischio di contagio, i medici hanno deciso di predisporre la profilassi per i genitori, il fratello, gli zii e i nonni, oltre che per 15 ragazzi, amici che avevano passato qualche ora con lui. «Si tratta di un tipo di meningite contagiosa solo se si è passato almeno quattro ore accanto al malato e in un ambiente chiuso» spiega Pietro Gino Pezzano direttore della Asl di Monza. Per essere a rischio, cioè, non basta essere stati in discoteca o al bowling con la persona malata. In ogni caso la malattia ha un periodo di incubazione di circa nove o dieci ore.