Meno incidenti ma è strage su 2 ruote

Nel 2009 il numero dei sinistri è calato del 7 per cento, ma quattro
volte su cinque le vite salvate sono di automobilisti. Delle 177 vittime
registrate negli ultimi dodici mesi 125 sono i cosiddetti "utenti
deboli", quelli che vanno su due ruote

Cosa hanno in comune un pedone, un ciclista e un centauro? Sono tutti e tre utenti deboli della strada. Soggetti, cioè, che rischiano di farsi male ogniqualvolta si recano al lavoro, vanno al ristorante o fanno una passeggiata. Molto di più di quanto faccia un automobilista.
A dirlo sono i dati del Rapporto 2009 redatto dall’Osservatorio utenze deboli della strada e presentato ieri alla Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi. Basta dare un’occhiata alle cifre per comprendere di che stiamo parlando. In Italia, nel 2008, sono morte oltre 4.700 persone in incidenti stradali (più del quadruplo dei morti sul lavoro dello stesso anno). Il 74% di esse era un utente debole. Era dunque a piedi, in bici o in moto al momento della tragedia.
Anche a Milano e provincia i numeri non lasciano dubbi. Nel 2009, su 177 vittime della strada 125 erano utenti deboli. Per la precisione, 39 pedoni, 21 ciclisti, 65 motociclisti. Statistiche inferiori agli inizi degli anni Duemila, ma comunque preoccupanti. Anche perché il trend favorevole sembra essersi bruscamente frenato lo scorso anno. Quando, per esempio, il numero degli utenti deboli morti sulla strada è salito nel territorio della sola provincia (escluso il comune di Milano) di 13 unità.
Di certo nel primo decennio degli anni Duemila si è fatto molto per la sicurezza sulla strada. Basti pensare che nel 2002 le vittime furono 289. E che il dato complessivo degli incidenti stradali è calato nel 2009 di circa il 7% a Milano e provincia. Tanto che entro il 2011 gli amministratori puntano ragionevolmente al raggiungimento del grande obiettivo prefissato nel 2001 dall’Unione europea: dimezzare il numero degli incidenti annui. Ma il vistoso calo di vittime e feriti ha riguardato in particolare gli automobilisti (nell’80% dei casi) e in misura molto inferiore pedoni e affini.
Il perché è semplice, almeno secondo Antonio Pinna Berchet, presidente dell’Osservatorio. «Ci sono troppi rettilinei dove le macchine sfrecciano a fortissima velocità, costituendo pericolo per gli altri utenti e specialmente per i pedoni sopra i 65 anni. Servirebbero più isole ambientali per rallentare la loro marcia, più piste ciclabili per dare sicurezza a chi si muove in bici e strade meno dissestate che causano dolorose cadute, oltre a una segnaletica migliore per tutti». Tante buone idee, ma inevitabilmente costose. «Soprattutto in periodi duri come questo», commenta Guido Podestà, presidente della Provincia.
L’approccio deve essere piuttosto globale. «Di base occorre una maggiore educazione alla guida - continua Podestà -, ma credo che si possa anche agire cercando di spostare il traffico in altre direzioni o limitare almeno l'afflusso nei centri urbani».
L’assessore provinciale alle Infrastrutture Giovanni De Nicola si concentra invece su quello che è stato appena fatto. «La maggior parte degli incidenti avviene in corrispondenza con semafori e rotatorie. Sembra incredibile, ma è così. Ecco perché ci siamo attrezzati mettendo telecamere e rimuovendo cartelloni pubblicitari distraenti negli incroci più pericolosi». Non saranno mosse risolutive, ma piccoli passi in avanti sì. Perché, come sottolineato in chiusura della presentazione di ieri dal magistrato Fabio Roia «nel 2010 non dovrebbe più essere accettabile che si muoia mentre ci si sposta per la città».