Mentana e quella mail a Confalonieri

L'ex direttore del Tg5 rivela in un libro: "Un anno prima non mi sentivo più a casa mia". Nell'aprile 2008 scrisse a Confalonieri: "Mi aiuti ad andar via"

Milano - «Caro Presidente, non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale». È la notte fra il 21 e il 22 aprile 2008, Mediaset ha celebrato in un ristorante il trionfo elettorale di Berlusconi. Anche Enrico Mentana ha partecipato alla festa, ma l’entusiasmo non c’è più. È svanito, come il popolare giornalista ci premura di farci sapere dopo aver passato una vita in Mediaset. Si chiama Passionaccia il primo libro di Mentana, da oggi in libreria. E nel racconto un capitolo importante è dedicato a quei giorni di aprile, al momento in cui l’anchorman scopre di essere un marziano alla corte del Biscione. E medita il divorzio, anche se nessuno gliel’ha chiesto, nemmeno a bassa voce. Il fondatore del Tg5 racconta che non riesce a prendere sonno e alle 4.37 invia una lunga mail a Fedele Confalonieri, il numero uno, il suo punto di riferimento fra scoop e burrasche, l’amico che, qualche volta, l’ha protetto come una chioccia dalle sfuriate di Silvio. Il congedo dell’anchorman dal gruppo in cui è cresciuto e ha afferrato il successo è già tutto lì. Trecento giorni prima del 9 febbraio 2009, della sera di Eluana Englaro e dell’esplosione dei contrasti con l’azienda, fino alle dimissioni senza ritorno. Quello -, spiega oggi è solo l’incidente di percorso, la conseguenza di una scelta maturata ben prima.

Già in quella mail, datata aprile 2008, Mentana confessa a Confalonieri tutta la sua distanza dai colleghi e dall’atmosfera di «thanksgiving, di ringraziamento elettorale» che ha respirato seduto «all’enorme tavolo rettangolare» del Baretto di via Senato, nel cuore della Milano alla moda.

«Caro Presidente - è l’incipit - le scrivo nel cuore della notte.. Mi sono sentito davvero fuori posto. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto.... Sono contento della vostra soddisfazione per la missione compiuta, ma io che c’entro?».
La voglia di gettare la spugna è già alta nella domanda vagamente chatwiniana, Mentana si sente a disagio, fuori linea, e lo chiarisce in questa lettera, fin qui inedita, che si trova in Passionaccia. Ed è anticipata dal settimanale Vanity Fair. «La mia azienda ideale - prosegue il conduttore - è quella in cui i dirigenti del settore informativo si incontrano dopo le elezioni e si chiedono l’un l’altro: “Per chi hai votato?“ Forse non esiste da nessuna parte. Ma certo non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo».

Lo strappo è già tutto in quella confessione notturna. E infatti in quel messaggio recapitato ad orario impossibile, Mentana preannuncia i titoli di coda sulla sua carriera: «È il momento di separarsi nel modo più indolore. Mi aiuti a uscire, Presidente. Lo farò in punta di piedi».

E invece no. Mentana resta, per dieci lunghi mesi, fino al caso Englaro e se ne va, invece, a febbraio fra le polemiche sui limiti della tv commerciale, che anche in quell’occasione ha tenuto in palinsesto il Grande fratello. «Il Presidente di Mediaset - racconta Mentana - mi volle incontrare pochi giorni dopo» quella cena al Baretto. «Mi ricordò tutto quello che avevo potuto fare in piena libertà dal gradino più alto della nostra informazione». Insomma, è Mediaset a cercare Mentana, non il contrario. E lui riconosce che il presidente non ha poi tutti i torti. Rimane sulla sua prestigiosissima e visibilissima poltrona.
Poi ecco il 9 febbraio: Mediaset apre varie finestre informative sul dramma di Eluana, ma Mentana vuole anticipare il suo Matrix e irrompere in prima serata, proprio come Vespa.

La direzione gli risponde picche, lui si dimette. Se ne va, senza essere cacciato. Ora firma Passionaccia che naturalmente è la cronaca del suo amore per il giornalismo. E per Mediaset, il capitolo più corposo della sua vita professionale: a Canale 5 Mentana è rimasto la bellezza di diciotto anni. Dal 1991 al 2009. A Canale 5, l’Enrico nazionale è andato in onda per diciassette anni, il Tg5 è una sua creatura, varata l’ormai lontano 13 gennaio ’92. In un’altra Italia. Diciotto anni col Biscione, prima di scoprire che il «gruppo sembra un comitato elettorale».