La Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone

Che succede se un cardinale genovese proibisce la messa in genovese? Semplice, si va a bussare da un altro cardinale, che genovese non è ma che si è sempre detto favorevole alla celebrazione nella lingua (o semplice dialetto?) genovese. Sono di questo avviso sia Franco Bampi, presidente di A Compagna, sia Francesco Ristori, presidente dell'Associazione Culturale ConoscereGenova, che ha assicurato di non voler demordere affatto: «La Chiesa Cattolica permette chiaramente di usare qualsiasi codice linguistico per la Preghiera dei Fedeli che è espressione dei fedeli, a Genova il cardinale ha di fatto vietato anche ciò che la Chiesa permette. Francamente la posizione di Sua Eminenza nei confronti del genovese mi risulta incomprensibile e credo che Conoscere Genova abbia il dovere di andare fin in fondo in difesa della nostra cultura». ConoscereGenova possiede anche un portale internet di informazione su cui è ampiamente documentata tutta la vicenda. Con tanto di lettere e missive indirizzate alla Curia e al cardinale Bagnasco per avere nient'altro che ciò che era già stato concesso dal cardinale Bertone suo predecessore: una celebrazione una a tantum con alcune parti della Messa (letture, omelia, preghiera dei fedeli) in genovese. Gli appuntamenti per i fedeli legati a questa tradizione erano, infatti, soltanto un paio in tutto l'anno, tipicamente al Santuario della Vittoria (dal 2003). Ma si ricordano anche le celebrazioni per la festa di Santa Caterina e di Santa Zita (celebrate nelle omonime chiese nel 2005 e nel 2006), nel Santuario di Santa Croce a Pieve Ligure (nel 2005) cui si era aggiunta, sempre dal 2005 fino al 2007, la Messa dell'Epifania celebrata nella chiesa di San Nicolò al Boschetto.
Solo due anni fa questa Messa al Boschetto era stracolma di gente. L'altro ieri, invece, la solennità dell'Epifania celebrata da don Alberto Parodi ha visto radunati solo una quarantina di fedeli. E dire che poco prima della Celebrazione la Chiesa era quasi gremita per ascoltare il concerto del Circolo Mandolinistico «Risveglio» diretto dal maestro Domenico Sorrenti.
Poi il fuggi-fuggi. Con alcuni che chiedevano al presidente di A Compagna, Francesco Bampi, ivi presente come da tradizione, di darsi da fare per ripristinare la tradizione della Messa in genovese. Bampi dal canto suo ha assicurato che tornerà a bussare alle porte della curia, forte di essere appoggiato non solo da molti laici, ma anche da diversi sacerdoti della diocesi e della curia. Lo stesso don Parodi ha infine auspicato che possa ritornare la celebrazione in genovese: «Anche se Parodi è un cognome genovese, io il genovese lo so poco. Ma mi fa piacere se sarà ripristinata questa tradizione che raccoglieva molti fedeli e faceva loro vivere un senso di identità molto forte. Il cardinale Bagnasco l'ha proibita, attaccandosi al fatto che il genovese non è una lingua... ma a tutti è apparsa insolita e strana questa decisione di fare marcia indietro rispetto a quanto era diventata una bella prassi e un appuntamento per tanti che sentono il genovese nelle ossa...».