"In metrò vagoni riservati ai milanesi" Pdl e Pd insorgono contro la Lega

Salvini: "Troppi immigrati, questione di sicurezza". La Moratti: "Sui
mezzi i controlli già raddoppiati". E il leghista rilancia sul
rimpasto: "Se alla provinciali arriviamo al 20% chiediamo in Comune
l'assessore al Traffico"

«Come ci sono posti riservati a invalidi, reduci e donne incinte su tram e vagoni della metropolitana così dobbiamo pensare a riservare posti ai milanesi». Matteo Salvini fa una pausa. «Sia chiaro, è una scelta amara ma necessaria e lo sanno bene quelli come me che usano i mezzi pubblici».
Sì, avete letto bene: il parlamentare della Lega reclama posti a sedere «riservati ai milanesi» che per proprietà transitiva significa posti a sedere «vietati agli extracomunitari». E per giustificare la «scelta», Salvini dettaglia per filo e per segno la «fauna» della 90-91 piuttosto che i «ceffi» incontrati tra le stazioni metrò di Cadorna e Duomo. Fotografie di chi «non paga il biglietto, rompe le palle» e che «novantanove volte su cento è immigrato e clandestino». Istantanea del pericolo che, quindi, spinge Raffaella Piccinni, candidata leghista alla Provincia, ad «allargare», si fa per dire, la proposta di Salvini: «La metropolitana fa schifo, è sporca. Cosa ci vuole ad aggiungere un vagone solo per le donne? Anzi, si potrebbe anche riservarne uno ad uso esclusivo degli extracomunitari. Apartheid? Non scherziamo. 

La metropolitana milanese è un moderno girone dantesco dove chi è costretto ad utilizzare i mezzi pubblici è di fatto condannato a subire l’espiazione di una colpa». Virgolettati che non ammettono replica tanto sono inequivocabili sia nel tono che nella sostanza. Già, il duo Salvini and Piccinni ha le idee chiare: «Giudicatela pure una provocazione ma a breve e sottolineo a breve saremo obbligati a trasformare le parole in fatti» (Salvini), «ci sarebbe più sicurezza e si eviterebbe di viaggiare in condizioni di pericolo» (Piccinni). E mentre dal Pd parlano di «proposte indegne» e Giulio Gallera, capogruppo Pdl a Palazzo Marino fa sapere di «non voler commentare proposte razziste», Salvini via e-mail chiede per iscritto a Elio Catania, presidente Atm, di «valutare la possibilità di riservare le prime due vetture di ogni convoglio alle donne» perché «sono centinaia le denunce di aggressioni, palpeggiamenti, insulti e apprezzamenti pesanti che le donne subiscono ogni giorno». Naturalmente, Salvini annota di essere «pronto a chiedere dei posti da assegnare alle persone perbene». Insomma, nessun passo indietro. Anzi, il parlamentare leghista rispedisce al mittente ogni accusa di «razzismo», «apartheid» e pure di essere «adepto del Ku Klux Klan»: alle «anime belle della sinistra e no», Salvini, suggerisce di gironzolare nelle periferie, dove «la gente subisce violenze fisiche e psicologiche da parte degli extracomunitari». Considerazione al di là di «qualsiasi strumentalizzazione si voglia fare delle mie parole» rimarca Salvini, lasciando a Raffaella Piccinni il compito di completare il pensiero su «quelli» che «salgono e non pagano un euro per viaggiare sui mezzi pubblici» che «chiedono l’elemosina nei mezzanini della metropolitana» e che «alimentano le statistiche degli scippi». Come dire: «Almeno per un giorno con questa proposta abbiamo fatto scoprire ai politici milanesi l’esistenza del mondo reale, dove gli zingari sfruttano i bambini e dove l’invadenza e la maleducazione sono sotto gli occhi di tutti». Tutti tranne, evidentemente, il sindaco: infatti, continua la candidata leghista alla Provincia di Milano, giusto per far capire il clima, bisognerebbe «pure far vivere a Letizia Moratti la realtà di Milano. Come? Trasferendo il campo rom di Triboniano sotto casa del sindaco». Salvini sorride, tace e acconsente e, intanto, alza il tiro mettendo nel mirino l’assessore al Traffico di Palazzo Marino: «I sondaggi danno la Lega al 20 per cento. Chiederemo quindi al sindaco di sostituire con dei giovani qualche assessore un po’ “stracchino”. Mi chiedo, ad esempio, cosa faccia l’assessore Edoardo Croci: sono anni che grandi professori fanno gli assessori al Traffico e noi paghiamo i loro disastri». Naturalmente, conclude Salvini, nulla «vieta che la Lega possa ambire, nel 2011, a un sindaco leghista». Prima però c’è un altro obiettivo: le amministrative del 6 e 7 giugno: «Parola d’ordine è vincere al primo turno la Provincia di Milano che con Guido Podestà tornerà quindi a ragionare».