La metropoli si muove «a passo di tram»

Per l’Economist siamo la capitale della sosta in doppia fila

Andrea Indini

Cinque milioni di persone ogni giorno invadono le strade di Milano. Autobus, tram, biciclette e pedoni. Ma soprattutto, automobili. Mentre pochi giorni fa l’Economist ha definito il capoluogo lombardo «la capitale mondiale della sosta in doppia fila», il Network Sviluppo Sostenibile ha presentato, ieri mattina, uno studio che proporrebbe una possibile soluzione.
I dati - allarmanti - parlano chiaro. Ogni mille abitanti ci sono 739 veicoli su 1692 chilometri di rete stradale urbana. D’altronde si sa, le città storiche europee ad alta densità non possono avere una superficie stradale compatibile con la domanda di corsie libere. Ed è subito congestione. Seguono ingorghi e smog. Altri dati. Si passa poi alle imprese: un numero consistente di veicoli per il trasporto merci viaggia vuoto o con percentuali di carico molto scarsi. Di tutto questo, se ne è parlato ieri mattina nella ricerca «Mobilità sostenibile per lo sviluppo delle economie locali e dei territori», presentata dal Network Sviluppo Sostenibile in Camera di Commercio. Accanto alle note negative è stato presentato un piano risolutivo: interventi su rete ferroviaria, infrastrutture stradali, parcheggi e piste ciclabili. Ma soprattutto: promuovere il trasporto collettivo, come il car-sharing o il car-pooling, e il telelavoro.
La soluzione c’è, dunque. Dovrebbero essere potenziati i trasporti pubblici. «In questo campo - spiega Massimo Sordi, vicepresidente della Camera di Commercio - il gap tra Milano e le altre città europee è notevole». Il capoluogo lombardo si aggiudica, infatti, il primato europeo per numero di tram in circolazione, mentre si posiziona al quarto posto per gli autobus e al quinto per la metropolitana con le sue tre linee e 720 vetture. «In cantiere - aggiungono Sordi e Giorgio Goggi, assessore comunale ai Trasporti - ci sarebbe la costruzione di un anello stradale sotto i bastioni di Porta Venezia, dotato anche di parcheggi. Il traffico, comunque, negli ultimi anni è calato del 10 per cento». Ma di rafforzare la struttura dei trasporti non se ne parla. Da troppi anni si vocifera di un’ipotetica linea 4. «Sono troppo lunghi - spiega Domenico Zambetti, assessore regionale ai Trasporti - i tempi tecnici necessari per realizzare nuove opere vista la difficoltà che il terreno milanese, con le sue falde, comporta». «Il problema di Milano - controbatte Marco Ponti, professore di economia dei trasporti al Politecnico - è la politica. Troppi monopoli che non permettono alla città di svilupparsi». Per esempio: ci vorrebbe un allargamento delle licenze dei taxi, ma farebbe diminuire i prezzi; sarebbe opportuno inasprire le multe per parcheggio in doppia fila, ma si andrebbe a colpire le attività commerciali urbane; si potrebbe far pagare il parcheggio anche ai residenti, ma questi potrebbero risentirsi. «Eppure la soluzione sarebbe così a portata di mano...», conclude Ponti.