Le metropoli viste dal cielo negli «scatti» di Basilico

Luciana Baldrighi

Linee ortogonali, vedute aeree, immagini stroboscopiche, effetti tridimensionali, il tutto naturalmente e rigorosamente in bianco e nero. È questa ormai da decenni la tecnica adottata da Gabriele Basilico per realizzare i clic di carattere architettonico che hanno caratterizzato un nuovo modo di fare fotografia. Del resto, la sua laurea al Politecnico ha segnato più di qualunque altra cosa la sua cultura e la sua grafica di immagini, partita con la prima architettura industriale di aree dismesse già nei primi anni Ottanta.
Se allora si parlava di archeologia industriale basata su una geometria compositiva dettata da una predisposizione mentale e da una sensibilità nell’«indirizzare» l’obiettivo, da anni Gabriele Basilico è passato a studiare l’intero territorio mondiale fotografando metropoli, lande desolate e particolari di edifici abbattuti.
Nella sede di via Eustachi 10, Claudio Guenzani ha voluto organizzare una personale di Basilico con immagini inedite risultato di indagini fotografiche approfondite e appassionate, monografie dedicate a città riprese nelle ore più deserte inquadrando spazi e architetture urbane, noti e meno noti, in maniera apparentemente distaccata.
Non è un caso che la sua scelta di immortalare le città come terreno per le sue esplorazioni sia nata da alcuni progetti editoriali ed espositivi che lo stesso Basilico ha dedicato nel tempo a molte città europee fra le quali Berlino, Valencia, Milano, Amburgo, ma anche Bergamo, Bolzano, Lisbona, Zurigo, Napoli, per non parlare delle sua scoperta «mediterranea» e fotografica di Beirut. In questa esposizione allo studio Guenzani l’artista ha scelto di presentare un gruppo di nuove immagini inedite, di grande formato, scattate recentemente e che hanno come comun denominatore la ripresa dall’alto; un’opera così di cambiamento del punto di vista che gli permette di sondare i soggetti cogliendone la profondità verticale.
Queste esplorazioni geografiche cambiano la visione e, di conseguenza, i parametri di percezione della realtà. In sostanza, ciò che è messo a fuoco è il «carattere mentale» delle immagini che permette a Basilico di riprendere luoghi molto conosciuti e connotati in modo particolare, capovolgendo la prospettiva dello sguardo: ne è un esempio la fotografia di New York in cui l’incrocio fra la Broadway e la Quinta Avennue è fotografato dall’alto del famoso Flat Iron Building, una vera e propria icona dell’architettura newyorkese. La stessa operazione Basilico l’ha compiuta con Monaco, dove le arterie del traffico si inseriscono fra i palazzi e il verde cittadino creando dei giochi in questo caso circolari.
Montecarlo, Istanbul, Buenos Aires, Barcellona sono le altre città protagoniste. L’obiettivo di Basilico ancora una volta riesce a cogliere una visione in ogni elemento che compone l’immagine, anche se questo può apparire secondario, conferendogli così un valore di segno estetico. In una delle due sale della galleria è allestita anche un’installazione formata da una serie di «provini a contatto» degli scatti realizzati durante il servizio e da cui è stata tratta ogni fotografia esposta al pubblico.
È doveroso ricordare insieme al lavoro che Basilico (nato nel 1944 a Milano) ha svolto per molte istituzioni italiane e straniere, che la sua opera si trova oggi in numerosi musei e che la mostra che si inaugura da Guenzani il 30 marzo sarà preceduta il 28 marzo da un’altra esposizione dal titolo «Gabriele Basilico. Books 1978-2006» alla libreria Art Book di via Ventura 5: oltre 50 monografie del fotografo e una selezione dei più significativi libri collettivi che ne hanno visto la partecipazione.
Come se non bastasse Guenzani annuncia anche un nuovo libro di Basilico per le edizioni Corraini.