Un milanese sul podio dell’orchestra centenaria

Questa sera alla Scala la Gewandhaus di Lipsia, fondata nel 1743. In programma Brahms, Arvo Part e Ciaikovskij

Firenze, Milano, Vienna, Glasgow, Londra, Parigi. Ecco Riccardo Chailly portare in giro per l'Europa l'orchestra più antica del mondo. Quella del Gewandhaus di Lipsia che oramai è la sua. Sua fino al 2015. Il maestro milanese, uno degli happy few coinvolti nei progetti Scala dell'era Lissner, ha portato brillantemente a termine il suo impegno dirigendo una dopo l'altro un magnifico Rigoletto, una bellissima Aida resa tumultuosa dalle intemperanze di un divino tenore, e un attento Trittico. Diretto con grande consapevolezza del colore che distingue i tre atti unici. Tinte cupe per Tabarro, luce per Suor Angelica, vis comica quasi popolaresca per le figure dello Schicchi.
Adesso non se ne parla per un po’. Almeno al Piermarini. Sebbene sia proprio lui, uno che ha fatto di Puccini il suo dio (ma in compagnia di Mahler), il «deus ex machina» dei festeggiamenti per i 150 anni del maestro lucchese. Il 15 giugno, giorno del compleanno, a Torre del Lago è infatti Chailly che inaugura il nuovo anfiteatro dai 3000 posti che, finalmente, dopo decenni di arroventate lotte intestine, sostituisce il glorioso ma improponibile teatro dei 5000 issato sulle palafitte del lago di Massaciuccoli. Intanto dal 2005 Chailly s'è stabilito a Lipsia, dove è Kappelmeister di un'orchestra di 185 elementi (100 dei quali con lui nell'attuale tournèe). Una compagine municipale cui spetta il compito dei sinfonici del Gewandhaus, delle opere del Teatro collocato dall'altra parte della piazza, e del sacro della Thomaskirche. È di ieri la notizia del divorzio di Chailly dall'opera, proprio all'indomani del successo strepitoso della sua Manon.
Ma non avrà tempo per i rimpianti. Intanto il nuovo sovrintendente già lo supplica di non abbandonare il previsto progetto Ring. Poi sono aumentati tours, programmi e tempo dei 185 della Gewanhausorchester. Un'orchestra del nord, di quelle con il suono scuro e pastoso che anni di direzione tradizionale, leggi Kurt Masur, hanno resa molto rigorosa. E che Chailly ha già svecchiato rendendola duttile, nitida, snella, nervosa. Insomma moderna nel solco della sua civiltà. L'abbiamo ascoltata a Capodanno. Occasione che ha anche permesso di toccare con mano la stratificazione culturale di Lipsia mecca culturale della Mitteleuropa. Qui la Thomaskirche con la tomba di Giovanni Sebastiano, là la casetta di Goethe e dell'Ur-Faust, dall'altra parte la finestra di Schiller e dell'Ode alla Gioia, di lato la Stube di Schumann e un po’ appartato il palazzo di Mendelssohn, il genius loci. Chailly mostrava quelle testimonianze fiero e consapevole dell'onore e del'impegno del suo recente ruolo.
Nel programma di questa sera alla Scala Cajkovskij, Arvo Pärt e Concerto per violino op.77 di Brahms. Qui ritroviamo Leonidas Kavakos. Un violinista dai mille allori, tra i quali il recentissimo Abbiati, che gli riconoscono abilità virtuosistica non esibita, suono purissimo, interiorità e massima adesione stilistica.
Orchestra del Gewandhaus di Lispia
Teatro alla Scala
Questa sera, ore 20
Info: 0272003744