Milano non è una città piccola per la cultura

«N on sono piccola, è che mi disegnano così» risponde Milano a Massimiliano Finazzer Flory, parafrasando l'indimenticabile battuta di Jessica Rabbit - «non sono cattiva...» moglie tutta curve di Roger Rabbit in uno dei più bei cartoons della storia del cinema. «Questa città è piccola, pochi abitanti, ancor meno residenti» ha scritto su queste pagine Finazzer Flory parlando di cultura nel confronto con Roma. Non è vero, non è piccola: c'è una Milano di giorno e una di notte. La prima è quella dei residenti più coloro che abitano (dormono) fuori città ma la usano (e la vivono) per 12-14 ore al giorno, i city users, arrivandoci quotidianamente con 600-800 mila auto e con treni, autobus, metropolitane. Poi ci sono i pendolari settimanali, qui dal lunedì al venerdì e nel fine settimana a casa loro. Infine ci sono gli almeno 10 milioni di visitatori all'anno. Si calcola, insomma, che durante il giorno la popolazione reale di Milano tenda a raddoppiare il numero dei residenti anagrafici avvicinandosi ai tre milioni. Ma soprattutto Milano è città estesa e proteiforme, città regione o città infinita, come dicono i socio-urbanisti. Città la cui voce, la cui influenza e attrattività - per ragioni economiche o, per l'appunto, culturali - arriva sempre più lontano. Ma pur restando nei limiti dell'area (futura città?) metropolitana, si parla pur sempre di almeno 4 milioni di abitanti. Il fatto «è che mi disegnano così», si lamenta Milano, relegata in confini amministrativi anacronistici e penalizzanti - quelli dell'attuale Comune - che le impongono politiche asfittiche e ne sminuiscono l'immagine. La città metropolitana va fatta soprattutto per questo. Le diffidenze politiche sui progetti esistenti, il Ddl Lanzillotta, ad esempio, hanno ottime motivazioni ma una soluzione condivisa va trovata. Nell'interesse della città, che non vuole più essere disegnata così piccola.