Milano, scoppia la pace tra la Moratti e Lassini

Alla cena Pdl l’abbraccio tra il sindaco e la moglie del candidato
indagato per i manifesti anti toghe. Letizia: "Voglio conoscerlo"

Milano Un abbraccio alla signora Mariuccia e i saluti da portare al marito. Con un desiderio: conoscerlo. Due donne nel mezzo di una sala immensa. «Mille a cena con Letizia» era la griffe scelta da Daniela Santanché per l’evento organizzato l’altra sera in un grande albergo milanese. E quando il premier Silvio Berlusconi ha già fatto le sue due telefonate e ormai a tavola arriva il mascarpone guarnito dalle fragoline di bosco, ecco la presentazione e il colloquio fitto fitto. Uno dei molti per la Moratti, non fosse che Mariuccia è la consorte di Roberto Lassini, l’avvocato-candidato del Pdl al consiglio comunale di Milano, crocefisso dai media e indagato dai giudici per aver confessato di essere, con la sua associazione, il «patrocinatore» e non l’autore dei manifesti anti-pm. Quelli di «Via le Br dalle procure», tanto per ricordare una vicenda che, spiega lui ora, «come era inevitabile si va finalmente ricomponendo».
Lontani i giorni dell’ira del capo dello Stato Giorgio Napolitano e quella della Moratti pronta a porre un ultimatum al Pdl («O lui o io»), archiviate le firme di solidarietà raccolte dal Giornale e le parole del premier Silvio Berlusconi che ai suoi confessa comprensione per un uomo offeso da una terribile vicenda giudiziaria.

Sindaco democristiano di Turbigo nel Milanese, Lassini finì nel tritacarne per un’accusa infondata di tentata concussione in tempi in cui il tintinnare delle manette arrivava ben prima delle sentenze. Come quella che gli restituì libertà e onore, ma solo dopo quarantadue giorni di carcere ancor più interminabili perché subiti da innocente e cinque anni di calvario giudiziario. Una storia che ora la Moratti vorrebbe sentirsi raccontare. Come ha chiesto alla signora Mariuccia dopo essersi sentita dire che «la famiglia Lassini l’ha sempre tanto stimata, è sempre stata una sostenitrice di Letizia Moratti e anche in questa campagna elettorale la sosterrà con tutte le forze».

A far da cerimoniere la Santanché che prende la signora per mano. E per mano la accompagna fino al sindaco. «Un incontro molto bello - racconta il sottosegretario il giorno dopo - Si sono parlate con toni molto umani. La Moratti ha mostrato di capire la tragedia personale vissuta da chi si è visto mettere in galera il marito. Un incontro tra donne. Che sanno essere più pragmatiche degli uomini». La Moratti che vuole incontrare Lassini e polemica archiviata? «Ha chiesto di incontrarlo. Le polemiche? La dimostrazione che anche in politica tutto torna quando a mettercisi sono le donne».
Lui, Lassini, accetta l’invito. «Tra me e la Moratti non c’è mai stata una polemica personale. Quello che c’è stato è solo una tempesta mediatica che nessuno si sarebbe potuto aspettare». I toni erano sopra le righe. «Ma io non ho mai voluto fare il furbo». Mia moglie? «Lei non fa politica, si sente un pesce fuor d’acqua. Ma la Moratti l’ha abbracciata e baciata. In piena sintonia. Proprio in un giorno non proprio semplice». Quello della notifica dell’avviso di garanzia inviato dalla procura di Milano per vilipendio della magistratura.

«Detto che i poliziotti della Digos hanno avuto un comportamento assolutamente professionale e ineccepibile, la telefonata per l’invito a presentarmi in questura l’ha presa mia figlia. Una ferita che non si rimargina. Con questo maledetto internet, ogni volta che si apre sul mio nome, ritorna quella vicenda del ’93». Sua figlia era piccola. «Lei era piccola e aveva una sorellina, 4 e 13 mesi. Una situazione incredibile. Mia moglie fu brava, ma fu un’esperienza durissima». Nessun pentimento per i manifesti? Intenzione di presentarsi spontaneamente in procura per spiegare? «La questione principale, come diciamo noi avvocati, è assorbente rispetto a tutto il resto, perché per me semplicemente il reato non esiste». Berlusconi? «Quando mi ha chiamato lo ha fatto senza intermediari, direttamente sul mio telefonino.

E quando ho sentito la sua voce mi sono anche commosso». Dimissioni? «Se sarò eletto penso che innanzitutto vada rispettata la volontà degli elettori: la mia sarebbe di restare al mio posto». E ora? «Ora voglio solo dare il mio contributo alla Moratti. Tutta questa notorietà servirà almeno a farmi prendere qualche voto in più. E a Milano bisogna vincere. Al primo turno, cacchiarola».