Milano si rifece il trucco e si mise in Esposizione

L’inizio dello scorso secolo, nel 1901 fa incontrare le volontà della lega Navale e della Associazione Lombarda dei Giornalisti nel proporre alla città di Milano una grande mostra dedicata ai mezzi di trasporto acquatici. Nel 1902 si fa strada l’idea di associare questa manifestazione alla oramai prossima inaugurazione del traforo del Sempione prevista per il 1906 ampliando così tutti gli aspetti del lavoro ed estendendola a tutte le nazioni del mondo. La partecipazione supera le più rosee previsioni e in alcune sezioni devono essere respinte l’80% delle richieste. Le nazioni che si presentano al grande evento sono 24, dall’Austria alla Francia, dall’Inghilterra alla Turchia, dal Giappone, agli Usa.
Gli edifici costruiti appositamente sono ben 225 i quali ospitano dieci sezioni, dai Trasporti terrestri alle Belle arti, contribuendo pienamente al rilancio dell’economia milanese e lombarda. Tra gli organizzatori l’architetto Luigi Brogli e l’ingegner Evaristo Stefini. Presidente della Esposizione è il senatore Cesare Mangili consigliere e poi presidente della Banca Commerciale Italiana. Viene impiantata l’acqua potabile e realizzata la rete di fognatura su tutta l’area espositiva, allestendo la rete telefonica e quella elettrica e piantumando l’area della Piazza d’Armi. I materiali impiegati sono per lo più il gesso, la cartapesta e il cartongesso così che l’esposizione si presenta simile a una Città Bianca. L’area comprende due distinti settori: il Parco e la Piazza d’Armi. La sistemazione del Parco viene affidata all’architetto Sebastiano Giuseppe Locati progettista anche dell’Acquario realizzato in stile Liberty viennese, costruito in cemento usato come elemento decorativo. La grande testa dell’ippopotamo, dalle cui fauci escono zampilli d’acqua nella fontana sita all’ingresso, è opera di Giovanni Chini, autore, tra l’altro, anche della stazione ferroviaria centrale di Milano. Ma questa sezione della Grande Esposizione è ben separata da quella di Piazza D’Armi: per raggiungerla si dovrebbe attraversare tra l’altro il corso Sempione a sua volta solcato dalle Ferrovie dello Stato e dalle Ferrovie Nord. Viene nominata una apposita commissione di studio per risolvere il problema.
In Milano si ha un grande fervore di interessi in particolare legati al mondo «misterioso e magico dei trasporti». L’opera ciclopica che è il Traforo del Sempione sovrasta tutte queste attività. Sono anche realizzati alcuni «momenti di evasione turistici». Nel largo piazzale del Parco è situato il centro dei divertimenti con una altissima colonna sulla quale poggia un emisfero composto da cerchi di ferro alla cui base scorre un canale di acqua azzurra che gira intorno al grande padiglione solcato da elegantissime barchette che trasportano i viaggiatori in un labirinto di grotte di tufo e di scisti illuminati a colori da lampadine disseminate fra i crepacci e le spaccature delle rocce vive. Un altro edificio assai singolare è il padiglione della Eternit: questo è il nome che spicca sul fronte dell’edificio il cui bizzarro profilo mette in grande evidenza questa pietra artificiale composta di amianto e cemento Portland, opera degli architetti Arcangelo Speranza e Carlo Mauri. Automat assume invece un connotato magico perché è il nome del padiglione sito sul Monte Tordo al parco. È un ristoratore automatico con serbatoi di cristallo, camere refrigerate, distributori miscelatori e ricevitori delle monete. Curioso è il servizio dei piatti caldi dove un apparato elettrico avvisa il cuoco del piatto ordinato dal cliente. E ancora il padiglione del Cairo con un panorama pittorico a illusione ottica, il Caffè Turco e l’Harem dove con pochi soldi si apre la «porta del sacro penetrale», in un lussuoso salotto la moglie del pascià con le odalische è vigilata da un colossale eunuco.
La sera del 14 aprile 1906 il Comitato esecutivo dell’Esposizione, guidato dal senatore Mangili, viene invitato a bere il caffè in Piazza d’Armi. La comitiva si dirige alla stazione della Ferrovia elevata e la cronaca racconta: «Il treno procedeva dolcemente, senza scosse, pareva di correre portati da una forza misteriosa su un velluto e così dolcemente il treno si è fermato». È il grande impianto elettrico che consente di portare dall’una all’altra parte della Grande Esposizione senza incrociare altre linee di traffico, 60mila persone al giorno. L’energia elettrica viene fornita dalla Edison; ogni treno è composto di quattro vetture».
Il 28 aprile 1906 Vittorio Emanuele III re d’Italia inaugura l’«Esposizione Internazionale» di Milano. Durante l’Esposizione la «Società Italiana di Trasporti con Automobili (Sita)» costituitasi a Milano nel marzo 1905 mette in servizio sul tratto largo Cairoli-piazza d’Armi il veicolo a due piani (a imperiale) costruito dalla London Road Car Co. La Fiat-Diatto attiva un tram funzionante a benzina all’interno dell’Esposizione. La «Società per la Trazione Elettrica» di Milano mette in servizio una delle prime filovie urbane lungo la strada periferica nel recinto espositivo di piazza d’Armi.
Quando l’11 novembre 1906 l’Esposizione chiude i battenti può ascrivere a propria gloria la presenza di quasi sei milioni di visitatori e donare a Milano un nuovo fervore di interessi pienamente aggiornati e proiettanti sul futuro la magica ala del progresso. E con commisurato orgoglio dichiara: «Bilancio in pareggio».