A Milano le spose bambine rom e quattro aborti per ogni donna

Spose bambine. Che diventano troppo grandi quando sono ancora troppo piccole. Costrette se non con la forza, soltanto con la consuetudine a sposarsi a 13 anni. E dopo, subito dopo restano incinte. Loro, che si sono appena affacciate alla vita. Madri bambine, che in molti casi non vedranno mai i piccoli che portano in grembo perché quelle gravidanze non saranno mai portate a termine. E’ la fotografia scioccante scattata dai medici di strada del Naga alle donne che vivono nei campi nomadi irregolari ai bordi della città. Una fotografia che fa tremare: bambine che si sposano a 13 anni, che restano incinta subito dopo il matrimonio e che nel corso della vita subiranno in media 3.8 interruzioni di gravidanza.
Nascoste tra i dati della ricerca sulle “Condizioni di vita e di salute delle persone che abitano le aree dismesse e i campi irregolari di Milano“ presentata dai medici di strada volontari del Naga, ci sono storie che nessuno vorrebbe mai leggere. I volontari del Naga, in quasi due anni (dal gennaio del 2009 al dicembre del 2010) hanno visitato ben 1.142 persone, circa la metà della popolazione rom presente a Milano. Quasi tutte originarie della Romania.
La radiografia che hanno tracciato è di persone risultate affette principalmente da infezioni alle vie respiratorie (circa un quinto delle diagnosi totali) e da disturbi dovuti al freddo e alle condizioni di vita precarie in cui vivono. Chi ne fa le spese sono soprattutto i più deboli, i bambini e i ragazzi sotto i 14 anni. I medici del Naga hanno descritto condizioni abitative proibitive. «Le aree erano quasi tutte prive di servizi igienici - hanno denunciato - nella maggior parte dei casi la spazzatura non veniva ritirata e tutte erano in condizioni di sovraffollamento». Dall’analisi emerge che in media un rom accende a 12 anni la prima sigaretta: la metà dei ragazzini visitati sopra i 12 anni ha dichiarato di fumare regolarmente. Un quinto dei ragazzi sotto i 14 anni, inoltre, non è mai andato a scuola. Ma quello che emerge con grande gravità è il numero di interruzioni di gravidanza: il 32 per cento delle 453 donne sopra i 14 anni visitate ha subito almeno un aborto, e solo il 7 per cento utilizza tecniche contraccettive. «La politica di allontanamento dal territorio non può essere una risposta al problema - hanno concluso i volontari - ed è evidente che i continui sgomberi subiti hanno avuto il solo risultato di peggiorare le condizioni abitative di queste persone, aumentandone di conseguenza i rischi per la salute».