A Milano torna «il caso Virgili»

Scrivere talora in lingua tedesca per gli italiani, affermando il loro non sentirsi italiani, accomuna Piero Buscaroli, Quirino Principe, Adriano Romualdi e Dante Virgili, autori scontenti, geniale ma frustrata frangia della generazione nata fra gli ultimi anni Venti e i primi anni Quaranta. Lambiti nell'infanzia e nell'adolescenza dalla seconda alleanza italiana, dopo la Triplice, con la Germania, indecisi e infine delusi davanti alla terza (Nato) e alla quarta (Mec, poi Cee, poi Ue), costoro hanno lasciato testimonianze del loro disagio politico, culturale, estetico. E, se non sono nati a Milano, vi hanno vissuto o vi fanno riferimento per il lavoro giornalistico-editoriale e/o vi abitano.
È la Milano dei campionati del mondo del 1990, vinti dalla Germania, lo sfondo del libro postumo di Virgili (1928-1992), Metodo della sopravvivenza da poco pubblicato dalle edizioni peQuod. Convulso, prolisso, ripetitivo, Metodo della sopravvivenza è una sorta di seguito de La distruzione (Mondadori, 1970), opera d'impronta céliniana - quarant'anni fa ciò aveva ancora un senso - ambientata nel 1956 delle contemporanee crisi di Suez e di Budapest. Metodo della sopravvivenza non ne ha la relativa originalità, tanto meno la forza. Non contribuisce dunque alla storia delle patrie e tantomeno delle germaniche lettere; contribuisce però all'esame del declino nazionale nell'immediato dopoguerra (fredda); illumina la parte di nazione, che nella nazione aveva creduto, nel momento delicato nel quale anche la sovranità nazionale, sopravvissuta alla sconfitta del 1943, tracolla. L'Italia - che fra 1962 e 1972 aveva saputo tenersi fuori dal Vietnam - viene coinvolta in guerre altrui: fin qui non è una novità. Ma ora lo fa per interessi contrari ai suoi. E notarlo è il vero pregio dell'opera di Virgili. Nel suo libro si coglie il contrasto fra la cronaca di una città che pensa - come l'Italia degli albori «padani» - in piccolo e la grande eco che la sua stampa dà dell'unificazione tedesca, seppur parziale: un evento storico, sebbene, rispetto ai confini del 1937, manchino sempre alla Germania i territori ceduti alla Polonia e all'Unione Sovietica. Ma più ossessiva ancora è l'evocazione di una sessualità promiscua, costante che separa la prosa di Virgili da quella degli altri «germani» d'Italia.
Oltre al libro di Virgili, è ora in vendita un dvd con una miscela fra documentario su Virgili (vari intervistati, ma solo Ferruccio Parazzoli e Antonio Franchini lo conobbero personalmente) e lo sforzo di Simone Scafidi di rappresentare la devianza di Virgili, più in chiave psicologica che ideologica. Si avverte la cerebralità dell'«operazione Virgili»: farne un'icona della marginalità, un Bukowski non tanto d'origine tedesca, ma di nostalgie naziste, prestato a Milano e affittato al vintage di un'epoca.