Gli 80 anni di Gattullo L'Ambrogino pasticciere nella storia di Milano

Famiglia, amici e tanti vip per festeggiarlo «Qui nascevano le gag di Boldi e Jannacci»

Cristina Bassi

Quando il signor Domenico entra nel locale, scatta l'applauso. Lui - in completo e cravatta, con il bastone ma vispo - sorride e si commuove. Poi va a sedersi al posto d'onore, dove riceve uno per uno gli auguri di tutti. Lunedì sera la famiglia (allargata) di Gattullo ha festeggiato gli 80 anni del patriarca della dinastia che ha fondato la storica pasticceria in piazzale di Porta Lodovica. La tappa obbligata di chi vuole assaporare lo spirito intatto di Milano.

La sala è piena, addobbata con dolci e tartine colorate. Ci sono i parenti, gli amici e anche i fedelissimi. Sono passati a fare un brindisi Massimo Boldi, Cochi e Renato, Diego Abatantuono, Umberto Smaila. Domenico Gattullo è accompagnato dal fratello Umberto, guarda stupito la torta alta quattro piani e decorata con pasticcini e foto della sua storia. I momenti familiari da ricordare, i clienti di sempre, gli articoli di giornale, i riconoscimenti ricevuti, dalla nomina a Cavaliere della Repubblica nel 2009 all'Ambrogino consegnato da Tognoli nel 1980. «Mio padre Giuseppe, per tutti Peppino, e mio zio Michele - racconta Gattullo - sono arrivati a Milano da Ruvo di Puglia nel 1926. Mio papà ha lavorato nelle migliori pasticcerie della città, poi nel 1961 ha aperto il primo laboratorio. Io avevo 21 anni, incassavamo 15mila lire al giorno. All'inizio avevamo un locale molto piccolo, poi ci siamo ingranditi e c'è stato il boom». Bilanci e ringraziamenti sono d'obbligo: «Devo dire grazie prima di tutto alla mia famiglia, a mio figlio Giuseppe e mia nuora Vanessa che oggi portano avanti l'attività. Sono la terza generazione di Gattullo. Poi ringrazio Milano e tutti i miei clienti, che mi hanno regalato questi anni di... dolci successi». Boldi lo abbraccia: «Ci conosciamo da una vita - dice -. Qui si è fatta la storia di Milano, ma anche del cabaret. Molti nostri personaggi sono nati tra queste mura, osservando i frequentatori del locale».

Conferma il signor Domenico: «Venivano per i cannoncini e i bignè prima dello spettacolo al Derby, allora eravamo aperti fino all'una di notte. C'era anche Jannacci. Copiavano le battute che sentivano qui tra la gente». E ancora, il pallone: si appoggiavano al bancone Nereo Rocco, Gianni Rivera, Beppe Viola, Tito Stagno, Bruno Pizzul. «Io tifo Milan - sottolinea il festeggiato -. No, non attraversiamo un buon momento...». Tra i Sessanta e i Settanta artisti e sportivi preferivano Gattullo, prima gestito da Peppino. Negli anni anche Domenico e la moglie Lella hanno dedicato la vita alla pasticceria. Il segreto di una tradizione di famiglia che sopravvive a una città che cambia freneticamente? «Bisogna innovare sempre, aggiornarsi - spiega Gattullo -, essere creativi. Nel rispetto però degli ingredienti di qualità e di un'arte, la pasticceria, che richiede cura e precisione. L'unico sogno che non ho realizzato è quello di andare a fare i panettoni in Cina».