Abusi sessuali in parrocchia: niente cella, basta il bracciale

Se ne parlava da decenni, e adesso finalmente arrivano: i braccialetti elettronici, lo strumento hi tech per svuotare le carceri e al contempo garantire che gli indagati per gravi reati non tornino liberamente in circolazione. Il primo a sperimentare sulla sua pelle (è il caso di dirlo) questa sorta di guardiano informatico è un quarantenne dell'hinterland, arrestato dalla Squadra Mobile con l'accusa di violenza sessuale ai danni di quattro ragazzini. La Procura, a dire il vero, voleva mandarlo in galera come nella più tradizionale dei modi. Ma il giudice preliminare ha ritenuto che l'uomo fosse meno pericoloso di quanto sostenevano i pm, e che quindi le esigenze dell'inchiesta fossero soddisfatte anche applicando all'uomo il braccialetto. Da oggi, il presunto violentatore è chiuso in casa. Se se ne allontanerà, uscendo dal raggio di controllo del braccialetto e facendo scattare l'allarme, verrà portato in carcere.
I crimini contestati all'uomo sono di consistente gravità, anche se il giudice ha ritenuto di contestargli i commi più lievi del reato di violenza sessuale. Tutto avviene in una parrocchia di periferia, che il tipo bazzicava da tempo: non come catechista, come si è detto ieri, ma più semplicemente come membro della comunità. Ai ragazzi insegnava a suonare la chitarra, organizzava le gite, insomma uno di quei tanti volontari che arricchiscono la vita delle parrocchie.
Nel suo caso, però, c'era un secondo fine: abbordare i ragazzini. Le prime lamentele sulle stranezze del quarantenne erano circolate già qualche tempo fa, e avevano portato i vertici della parrocchia ad allontanarlo. Poi altri racconti si sono aggiunti, e a quel punto è stato deciso di interessare la polizia. Le indagini affidate ai pm Lucia Minutella e Daniela Cento - del pool «soggetti deboli» coordinato dal procuratore aggiunto Piero Forno - hanno portato a richiedere la custodia in carcere. A convincere la Procura che la galera fosse l'unica misura idonea a mettere il volontario in condizioni di non nuocere è stato soprattutto il suo comportamento durante le indagini, quando - secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri - avrebbe ripetutamente cercato di inquinare le prove convincendo alcuni dei testimoni a modificare le loro deposizioni.
All'uomo vengono contestate pesanti attenzioni sessuali nei confronti di alcuni adolescenti, che avrebbe convinto a spogliarsi nei locali della parrocchia e a sdraiarsi nudi in un sacco a pelo insieme a lui nel corso di una vacanza in Valle d'Aosta. Gli episodi, tutti ai danni di ragazzi tra i 13 e i 16 anni, risalgono al 2011, e sarebbero stati documentati anche grazie a intercettazioni telefoniche.
La Procura non è convinta che il braccialetto elettronico sia, nel caso specifico, idoneo a garantire che l'uomo non torni a inquinare le prove e sta valutando se ricorrere per ottenere che sia rinchiuso in cella.