Adesso accendete un po' di luci anche nelle nostre periferie

(...) adozione di lampade a risparmio energetico. Ma a Natale è il confronto con le altre metropoli a far sembrare la nostra ancora più buia e triste. E non tiriamo in ballo la solita storia della crisi, perché la crisi è dappertutto e poi, semmai, è proprio per tirarci su, per combattere paure e depressioni che dovremmo far ricorso alla magia della luce. Da quando si è appropriata del fuoco, l'umanità ha contrastato le ombre del male e della paura con la luce. Ma non a Milano. Dicono che sia una questione di sobrietà, di understatement da sempre nel Dna milanese. Balle! Quanto a sobrietà ci è bastata la lezione da sobrio Mario Monti, ma sul senso di questi termini c'è un malinteso. Essere sobri non vuol dire farsi del male, autoflagellarsi; e understatemant non è la traduzione inglese di tafazzismo. D'altra parte, francamente, le vetrine dei negozi, certi alberghi e certi ristoranti di Milano non mi sembrano particolarmente sobri. E allora perché le strade sì? E proprio a Natale? Perfino il centralissimo e commecialissimo corso Vittorio Emanuele è privo di Luminarie, ma per fortuna in piazza San Carlo c'è il bel candelabro rituale della festa ebraica di Annukkà, non a caso la “festa delle luci”. Quanto a corso Buenos Aires, la rissa continua fra le due associazioni di via produce quell'effetto strapaese che vediamo ogni anno. Ma allora basterebbe che gli organizzatori visitassero almeno una volta il meraviglioso Festival delle luminarie di santa Domenica a Scorrano nel Salento, avrebbero molto da imparare.