Agostino nel carcere bianco di Facchetti

Storia di un uomo che continua a essere detenuto per povertà

Gioia LocatiLa libertà non ha prezzo. Ci crediamo. Ce lo raccontiamo. Ma non è così. Nel mondo che abbiamo costruito solo chi è benestante ha diritto a tornare libero dopo aver scontato una condanna in carcere. Per gli altri, per chi ha perso il proprio lavoro e non ha più una casa (né affetti né reddito), l'opportunità coincide con una nuova prigione. Si chiama "carcere bianco" e può durare tutta la vita. Vivi - per modo di dire - in una casa penitenziaria, con gli agenti di polizia che controllano i tuoi orari; le sbarre fanno parte di te, hai voglia a sognare...È un regime carcerario "attenuato" e si autorinnova ogni due anni a meno che non si riesca a trovare una casa o un lavoro. Per chi non ce la fa, si trasforma in ergastolo. Morale: anche la libertà ha un prezzo.  È la storia (vera) di Agostino (nome inventato), scritta e diretta da Gianfelice Facchetti, attore e regista. Intitolata "La confessione di Agostino", andrà in scena allo Spazio Tertulliano dal 2 al 20 marzo (spaziotertulliano.it).  Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Facchetti-De Pascalis, è patrocinato da Amnesty International e dall'Associazione Antigone per i diritti dei detenuti in Italia. Facchetti, da sempre attento alle realtà sociali, è da diversi anni impegnato con la Casa Circondariale di Monza dove dirige una compagnia di attori e insegna ai detenuti a esprimersi sulla scena.  Come nasce la sceneggiatura? «Ignoravo del carcere bianco - racconta Facchetti - sono rimasto colpito da una lettera pubblicata su un quotidiano ormai più di sette anni fa. L'uomo che la scrisse, un ex poliziotto di 56 anni coinvolto in debiti di gioco e responsabile di furti, metteva a confronto la sua esistenza attuale - nel limbo del carcere bianco - con quella di sé bambino, quando, negli anni Sessanta il suo papà lo portava allo stadio a vedere la grande Inter...».. Cosí, Gianfelice Facchetti, figlio del terzino idolo dei tifosi interisti, inizia una corrispondenza con Agostino. E oggi ne mette in scena il dramma.  Riflette Facchetti: «Agostino è costretto a una reclusione ulteriore, senza aver commesso alcun reato, la sua pena ora è reiterabile all'infinito. In quanto pericoloso o in quanto povero? Questo è il punto, parliamo di persone che minacciano l'ordine sociale perché nullatenenti, senza un tetto né occupazione ma la cui indigenza non può diventare colpa, 'per legge'».   Nel carcere bianco, Agostino lavora quattro giorni al mese, è il suo turno di pulizie e di addetto alla spesa. Questa è la storia di Agostino, prima poliziotto, poi ladro, quindi carcerato e oggi trattato ancora da criminale perché non ha il denaro per pagarsi la libertà.