"Tra aiuto ai senzatetto e assistenza ai drogati siamo l'Ordine di Malta"

I volontari raccontano le lunghe notti in città: "In strada portiamo cibo. E anche noi stessi"

Nelle fredde notti delle Feste sono ancora troppe le persone che vivono in strada. Nelle scorse settimane il gelo e la salute precaria hanno fatto vittime. È in questo periodo che i volontari che danno soccorso sono più impegnati. Tra loro ci sono i 236 uomini e donne del Cisom (Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta). Sono volontari «generici» - logisti e soccorritori - medici, operatori del 118, infermieri, psicologi, sacerdoti. Le unità di strada del Corpo si occupano soprattutto di senzatetto e tossicodipendenti delle zone di Lambrate e Rogoredo. Le uscite sono due sere alla settimana, la domenica e il mercoledì. Le unità non si sono fermate neppure il 26 dicembre.

Entro gennaio entrerà in servizio il nuovo ambulatorio medico mobile, con attrezzature per il primo soccorso e personale specializzato. L'area di attività del Cisom viene assegnata di volta in volta dal Comune, con cui il Corpo si coordina. I volontari portano cure sanitarie, coperte, viveri, indumenti, kit per l'igiene. Cercano, e a volte ci riescono, di inserire gli assistiti in un dormitorio o in una casa di accoglienza. In inverno contribuiscono anche alla gestione dei dormitori. Ogni anno l'associazione distribuisce oltre 6mila razioni di cibo e migliaia di litri di tè. Mensilmente il gruppo di Milano si confronta con le altre associazioni attive in strada, per discutere gli interventi migliori. Punto di forza del Cisom (che è in campo da 45 anni e conta 4.500 operatori in Italia) è la formazione dei volontari con corsi ed esercitazioni.

Il Corpo si sostiene grazie al fund raising, a incontri di sensibilizzazione e in minima parte a convenzioni con il Comune. La presenza costante, con 156 interventi programmati all'anno e circa 40 persone soccorse per ogni intervento, permette ai volontari di conoscere quasi tutte le persone che assistono. Molte per nome. «Oltre al tè e alla brioche, che portiamo come si fa quando si va in visita a casa di qualcuno - spiega il capo del gruppo di Milano, Carlo Settembrini Sparavieri Trabucchi - portiamo noi stessi. I senzatetto hanno spesso bisogno di una spalla per sfogarsi un po'. Con noi chiacchierano e raccontano di sé. Ascoltiamo senza giudicare e restituiamo loro uno spicchio di vita sociale». La prima regola per i volontari è comprendere chi hanno davanti, rinunciando agli schemi mentali di coloro che vivono con un tetto sulla testa. «La cosa più difficile - continua Settembrini - è convincere queste persone a rivolgersi ai servizi del Comune. Spesso rifiutano, rischiando la vita, di abbandonare il porto sicuro che hanno conquistato con fatica in un angolo di marciapiede. So che suona incomprensibile, ma è così. Hanno molti timori riguardo ai dormitori. Noi cerchiamo di insistere, di accompagnarli. Ci aiuta il fatto che ci conoscono e dopo un po' di tempo si fidano». Una ferita aperta: «L'area di Rogoredo, quella del boschetto della droga. Per il futuro stiamo pensando a interventi mirati. Per provare a recuperare almeno i tossicodipendenti, e purtroppo sono in pochi, che cercano aiuto. Oltre a far rivivere la zona con la nostra semplice presenza».