Alfa Romeo, una "liaison" a motore

Mostra sul rapporto tra la casa automobilistica e Legnano dai primi del '900 in poi

Legnano città del Carroccio e della clamorosa vittoria dei Comuni sul Barbarossa (correva l'anno 1176); città del Palio che ogni anno, a fine maggio, ne rievoca l'antica memoria; città del tessile, ma anche, sebbene non molti lo ricordino, nobile terra di motori. Basti pensare che un secolo fa, proprio negli anni in cui, da Milano, un certo Filippo Tommaso Marinetti inneggiava al mito della velocità e dell'automobile, Legnano contava ben tre fabbriche di autovetture: l'anglo-italiana Wolsit, la Sam-Società Italiana Automobili e Motori, e addirittura una Fial-Fabbrica Italiana Automobili Legnano. Tutte e tre, per varie vicissitudini, uscirono ben presto dai radar.

Ma c'è un altro mitico «rombo» legato a doppio filo a Legnano, ed è quello dell'Alfa Romeo, nata nel 1910 a Milano come Anonima Lombarda Fabbrica Automobili e subito molto apprezzata per il piglio sportivo. Il trait d'union ha un nome e un cognome, quelli del legnanese doc Gioachino Colombo, nato all'ombra di San Magno il 9 gennaio del 1903 e scomparso a Milano nel 1988. Progettista di raro talento formatosi alla scuola tecnica della Franco Tosi, fu scoperto giovanissimo da Vittorio Jano - papà dei famosi motori «bialbero» in alluminio della P2 Grand Prix e poi delle 6C 1500 e 6C 1750 - e negli anni Trenta firmò la monoposto 158, la mitica «Alfetta» di cui proprio in questi giorni ricorre l'80° anniversario del debutto, avvenuto alla Coppa Ciano di Livorno il 7 agosto 1938. Nell'immediato dopoguerra, la 158 e la sua evoluzione 159 si aggiudicano i primi due Campionati del Mondo della Formula 1 moderna, con Nino Farina (1950) e Juan Manuel Fangio (1951).

A Colombo, che in seguito approdò anche in Maserati e di seguito in Ferrari, realizzando il modello 125 e il primo motore a 12 cilindri del «Cavallino rampante», è idealmente dedicata la mostra fotografica «Legnano racconta l'Alfa Romeo», organizzata dal Comune e curata da Giuseppe e Massimo Colombo, in calendario dal 21 settembre al 21 ottobre a Palazzo Leone da Perego (ingresso libero, aperta nei weekend o su richiesta). Sei le sezioni tematiche, per ripercorrere il rapporto tra la città e l'Alfa dai primi del Novecento ad oggi grazie al materiale fotografico e tecnico, in buona parte inedito, reso disponibile da Automobilismo Storico-Centro di Documentazione Alfa Romeo di Arese e dal Museo della «Fratelli Cozzi», uno dei primi concessionari della Casa del Biscione, nato negli anni del «boom» e ancora attivo proprio a Legnano. «Il rapporto fra Legnano e l'Alfa è sempre stato molto stretto - dice Franco Colombo, assessore alla Cultura del Comune di Legnano -, vuoi per la straordinaria figura dell'ingegner Gioachino Colombo, vuoi per la vicinanza con lo stabilimento di Arese, che fu un bacino di lavoro per tanti legnanesi. La mostra, nata tra appassionati di automobili, vuole celebrare questo legame». Si parte da Anteguerra, l'Alfa Romeo alla vigilia del secondo conflitto» e «Dopoguerra, dalla 1900 agli anni Settanta», in pratica dall'epoca delle vetture di extralusso a quella del manager milanese Giuseppe Luraghi. La «1900 berlina», i cultori lo ricorderanno, fu il modello che, all'inizio degli anni Cinquanta, segnò per l'Alfa Romeo il passaggio dalla «confezione» artigianale alla produzione industriale in grande serie.

Viene poi approfondita la figura di Colombo, «Il grande progettista legnanese». Non manca l'epopea della «Formula 1», con i grandi successi dell'Alfetta, fino al ritiro dalle competizioni. Un'intrigante sezione approfondisce il ruolo della «Pubblicità, scintilla del successo» attraverso manifesti, rotocalchi, giornali e fotografie fra arte, politica e marketing, e l'ultima celebra i 50 anni della 1750, con la storia di un'icona raccontata dalla «Fratelli Cozzi» senza dimenticare gli aspetti più curiosi dell'attività commerciale: rapporti con la clientela, campagne di comunicazione, manualistica. Ciliegina sulla torta, alcuni modelli significativi Alfa Romeo e le opere di due artisti con un debole per il Biscione: l'illustratore Giorgio Alisi, anch'egli originario di Legnano, e il milanese Antonio Molino, apprezzato designer automobilistico, dedicate ai modelli da competizione.