Anatomia di una voce (sportiva)

La prima esperienza narrativa del volto noto del giornalista di Sky sport, Alessandro Bonan, tra mistero e psiche

Alessandro Bonan scrive: "Anatomia di una voce", Cairo Edizioni, prima esperienza narrativa del conduttore di Speciale Calciomercato su Sky Sport. La voce di chi? La curiosità ti fa passare foglio dopo foglio le 171 pagine. Chi ama la voce e le voci, conosce lo spettro di complessità che risuona in una delle più belle doti umani: lo strumento perfetto che scandisce il ritmo dell'enigma assoluto, la parola, che rimbalza tra la gola e il piede.
La parola creatrice, la parola assassina. Il verbo artefice, al punto che si ipotizza che il linguaggio aurorale del Paradiso Terrestre materializzasse gli oggetti attraverso la pronuncia del loro nome; il verbo svilito, oggi soprattutto, strinato dal pachidermico comunicare, svuotato dalla massificazione di una scrittura nelle mani di tutti. Un tale si alza il mattino e scrive: bestseller! Soldi, notorietà. Palcoscenico di vanità: questo è diventata la scrittura e sul palcoscenico di Alessandro Bonan tante sono le comparse, ma la prima attrice è proprio lei: la voce della scrittura. E' ancora viva questa voce nelle nostre viscere di scrittori o risuona dall'aldilà immanente di una quotidianità senza più introspezione, priva delle prime domande dell'umanità: dov'è la vera vita? Dove la morte? Dove il grande amore?
"Anatomia di una voce" è la storia di uno scrittore, Carlo Maria Ortani, che dalla campagna si stabilisce in una Milano che sa di tanfo infernale. A una festa ascolta una voce durante un gioco: alcuni degli invitati sono spiati da microfoni e su degli ipod si possono ascoltare le loro conversazioni. Carlo Maria sente la voce di una donna. Il suono rievoca in lui un'emozione tale che inizia la ricerca della fantomatica Nina. Giocata come un giallo, la trama in realtà è un gioco d'ombre cinesi; la meta d'ogni scrittore è una sola: la verità. Se dovessimo usare le parole del più grande artista della storia, Gesù, dovremmo aggiungere: la via e la vita, e se ribaltassimo questo assioma per adattarlo ai nostri giorni, in cui l'opera d'arte non si pone più come ultimo fine il Bene, perché caduto nella Cayenna del relativismo senza redenzione, dovremmo specificare: il labirinto, la morte. Scritto con lo stile «eterico» che ora spopola, causa la scomparsa di carta, penna, calligrafia, cancellature, e la dittutatura di tastiera e video, il libro si fa leggere non solo per le doti scrittorie ma per quel tocco di mistero che ti fa capire che realtà e finzione, come su un palcoscenico, si giocano una partita dove l'ultima carta è proprio... a sorpresa. Tocco o tacco? Alessandro Bonan ha appreso una verità dall'arte calcistica: il valore di una parola s'avverte nel piede e conturbante è la pagina in cui viene descritta la bellezza di questo organo sensuale e sensibile. «Anatomia di una voce» è una stanza d'anatomia patologica dove si seziona un cadavere velato, come la donna della copertina del volume. Chi è l'anatomo patologo? Di chi è il cadavere? Ascoltate la voce del libro e lo capirete, ammesso che la prima impressione sia quella che conta.