Anche il «Refettorio» diventa una location

Sabrina Cottone

È nato come luogo bello dove mangiare bene anche quando in tasca non ti ritrovi neanche una lira. Così è stato sin dall'ora dell'inaugurazione il Refettorio ambrosiano di Greco, ai tempi dell'Expo. Adesso che gli chef stellati non lavorano più qui, sono rimaste le loro ricette e le eccedenze dei cuochi professionisti (ogni anno 1600 tonnellate) che continuano a mettere a tavola novanta persone al giorno nella grande bellezza del luogo. Uno scrigno di opere d'arte. La novità dell'anno è l'«Ultima cena» di Aldo Palma, trittico di 7 metri, 3 pannelli da un metro e ottanta realizzati su resina polivilinica estroflessa, accostato all'acquasantiera opera di Gaetano Pesce. Sabato 8 dalle 19 ci sarà anche un aperitivo del Fuori Salone, con Micaela Di Cola e il maestro gelatiere Luca Fioravanti che confezioneranno stuzzichini a base di riso e gelato. Il tutto a offerta libera (anche zero euro) e quel che ne verrà sarà convertito in buoni pasto per le famiglie in difficoltà.

Poiché aleggia lo spirito della bellezza, nei giorni del design il Refettorio diventa polo d'attrazione anche per i grandi tavoli realizzati dai più importanti creativi italiani. Nomi come Michele De Lucchi, Fabio Novembre, l'«adottiva» Patricia Urquiola, Gaetano Pesce, Italo Rota, Matteo Thun, Mario Bellini, Pierluigi Cerri, Aldo Cibic, Giulio Iacchetti, Piero Lissoni, Alessandro Mendini, Franco Origoni. Ogni giorno, tante persone che non saprebbero dove altro andare mangiano su queste tavole firmate. Varcano la porta dell'accoglienza di Mimmo Paladino (gemella di quella a Lampedusa), si illuminano sotto il neon di Maurizio Nannucci che urla sulla piazza «No more excuses», si lasciano guardare in refettorio dall'affresco di Enzo Cucchi e dal pane di Carlo Benvenuto. Proprio ciò che, con la guida degli studenti della Cattolica, in questi giorni potranno fare tra le 10 e le 17 i visitatori del Fuori Salone.