Appalti milionari senza gara, l'Anac di Cantone all'attacco

Nel mirino dell'Anticorruzione i lavori per il tribunale Contestazioni al Comune (c'era Pisapia) e al ministero

L'Anac, l'Autorità anticorruzione, va all'attacco del Comune di Milano e degli accordi irregolari che per anni hanno governato le spese per il Palazzo di giustizia. Di fatto, la gran parte dei fondi Expo che doveva servire ad ammodernare il tribunale è stata spesa senza gare d'appalto, violando procedure che invece erano tassative. Uno scenario crudo, quello descritto da Cantone, anche perché investe non solo il Comune ma anche la magistratura.

Le contestazioni che venerdì scorso l'Anac ha deciso di notificare, dopo una indagine durata due anni, colpiscono infatti non solo Palazzo Marino ma anche il Dgsia, la potente struttura degli appalti informatici del ministero della Giustizia, attualmente guidata da un magistrato. Ma non è tutto. Il contenuto del verbale è tale da sollevare robusti interrogativi sul comportamento dei vertici del Palazzo di giustizia milanese, che quelle spese hanno chiesto, e che sapevano perfettamente che le gare non venivano effettuate.

Il verbale notificato venerdì al segretario generale del Comune, Fabrizio Dall'Acqua, e al capo del Dgsia prende in esame meticolosamente ben 72 procedure di acquisto a favore del tribunale, effettuate quasi tutte all'epoca della giunta Pisapia. Responsabile del procedimento era l'architetto Carmelo Muaugeri, capo dell'ufficio «tribunale» del Comune, alle dipendenze dell'assessorato Lavori pubblici: ma questa voce di spesa ricadeva sotto la responsabilità dell'ufficio del sindaco. Per almeno venticinque di queste procedure, l'Anac ritiene raggiunte le prove della irregolarità. Ma - ed è questa la cosa più grave - le mail sequestrate dalla Guardia di finanza in Comune in occasione delle perquisizioni della primavera scorsa avrebbero dimostrato che l'accordo per non fare le gare di appalto veniva preso ancora prima che si stendesse il capitolato della commessa, con l'intesa di tutti gli interessati. Un sistema, insomma.

Dentro c'è di tutto: dal sistema di segnalazione interna al tribunale, alle sale per le intercettazioni, al software e all'hardware per il Processo civile telematico, alla sala server che nel nuovo palazzo di via San Barnaba custodisce i segreti della magistratura di mezza Italia. Sono appalti per milioni di euro che avrebbero dovuto essere messi all'asta, anche per scegliere l'offerta più conveniente, e che invece sono stati affidati direttamente. Il «trucco» più usato è stato quello della continuità con appalti precedenti, in nome della sicurezza, ma spesso erano appalti dall'oggetto assai diverso. A fare la parte del leone, in questi appalti, aziende legate a Finmeccanica.

Dopo che un rapporto preliminare dell'Anac, in cui si parlava di diciotto procedure nel mirino, era finito sulla stampa, Maugeri aveva rilasciato alcune dichiarazioni a un giornalista, spiegando di avere sempre agito di intesa con la magistratura. E i verbali della commissione manutenzione della Corte d'appello, di cui il Comune fa parte insieme ai vertici giudiziari, sembrano confermarlo.