Un abbonamento per i posteggi: Palazzo Marino prova a fare cassa

Un ticket annuale, valido solo fuori da Area C, per fare cassa e ridurre il buco nei conti del Comune

Uno su due ci prova. Non paga la sosta e spera di scamparla, la percentuale dell'evasione si aggira tra il 50 e il 70 per cento a seconda delle zone, più alta ovviamente in periferia dove i controlli sono più scarsi. Il Comune sta studiando ogni ipotesi per coprire un buco di Bilancio che è ancora a quota 250 milioni di euro, nonostante con tagli e congelamenti di spesa si sia accorciato di duecento rispetto al dato di partenza, 437 milioni.

Ma gli incassi dal gratta e sosta nel 2012 hanno toccato il de profundis, solo 1,9 milioni la quota incassata da Palazzo Marino. Atm gestisce il servizio e versa il 15% all'azionista, ma mai si era toccato un livello così basso. A Palazzo Marino si studiano quindi le contromisure. L'assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran ha accennato ieri ai consiglieri del Pd il «piano sosta» come una delle strade per recuperare risorse.

Il lancio di abbonamenti annuali, solo fuori da Area C per non tradire la filosofia della congestion charge, ossia evitare che residenti e pendolari entrino nella Cerchia dei Bastioni in auto. Il progetto potrebbe partire da alcune categorie, commercianti, artigiani, professionisti con partita Iva. Ma non è escluso che la platea possa allargarsi. In pratica, basterebbe acquistare il tagliando a inizio anno ed esporlo, a quel punto addio «grattini». Comune ed Atm risparmierebbero anche sulla gestione. E soprattutto, avrebbero un'entrata certa.

L'operazione si completa, ça va sans dire, con l'aumento delle strisce blu fuori dal centro, fermo restando «la tutela dei posti per i residenti» come ha garantito Maran. Ma l'estensione delle aree a pagamento dovrebbe avere nei prossimi mesi una forte accelerata. Maran, che ieri con l'assessore Balzani ha incontrato il presidente Atm Bruno Rota, ha confermato le altre leve allo studio per risparmiare risorse e aumentare le entrate: nella prima c'è la cancellazione di linee di superficie che viaggiano parallele a quelle della metropolitana come si già fatto nella zona nord quando è partita la nuova M5 (con un risparmio di 3 milioni).

Ma l'unico vero doppione è la 77, il risparmio sarebbe lontano anni luce da quella cifra di 20 milioni che vuol raggiungere il Comune. Il taglio di linee dovrebbe essere molto, molto più drastico e generale. L'altra strada è l'aumento degli abbonamenti annuali e mensili. C'è poi la difficoltà a coprire i costi di gestione della M5, ammontano a 7 milioni quest'anno e saliranno a 25 a regime. Ieri il sindaco Giuliano Pisapia ha ribattuto con il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi il tasto del caso Milano, la città dell'Expo che investe su mobilità sostenibile nonostante la crisi e dovrebbe meritare dei bonus.

Per chiudere il Bilancio 2013 mancano ancora all'appello 250 milioni. Ieri a Roma Pisapia ha visto sia Lupi che il ministro agli Affari Europei Enzo Moavero. Hanno discusso delle difficoltà di bilancio per il Comune, di fondi per le metropolitane e soprattutto del caso Sea Handling, la società Sea che rischia il fallimento se il tribunale Ue non concederà almeno la sospensiva alla maxi-multa da 360 milioni. «Piena concordanza di vedute» con entrambi, sull'impegno per tutelare il futuro della società presso la Commissione Ue, mentre potrebbe essere fissato prossimamente un incontro fra il sindaco e il commissario europeo alla concorrenza Joaquin Almunia. A entrambi ha ribadito l'«assoluta necessità» di interventi normativi a favore dei Comuni e in particolare di Milano come sede di Expo - deroga al patto di stabilità, l'autonomia fiscale («l'Imu deve rimanere agli enti locali» ha detto già gironi fa) - e infine appunto, incentivi per le metrò, in particolare per la M5.

Da Palazzo Marino al Pirellone, il pressing sul governo in questi giorni è bipartisan. «Mi auguro che domani (oggi, ndr) vengano varati i decreti sull'Imu e la cassa integrazione in deroga» tuona il governatore leghista Roberto Maroni. «La Cig è indispensabile. In Lombardia serve un miliardo e mezzo, siamo vicini alla crisi sociale - avverte -. Il decreto non è rinviabile, o sarebbe una dichiarazione di guerra». Maroni si augura «che ci sia al più presto un incontro con il governo, sono tante le questioni aperte». Nel corso della conferenza delle Regioni è stata poi confermata la proposta per un rappresentante della Lombardia in Cassa depositi e prestiti, «che può svolgere un ruolo fondamentale per le grandi opere».