Arrivano i distributori di cibo che non fa male

La sanità non sono solo gli ospedali, ma anche l'alimentazione. Con questo spirito il Gruppo ospedaliero San Donato lancia EAT, un progetto sul tema dell'alimentazione che comprende ristoranti, catering, distributori di merendine e progetti tarati sulle famiglie. Tutto per rilanciare le buone pratiche a tavola dopo decenni di dominio del junk food, o cibo spazzatura.

Tutto è partito nel 2009 con un'iniziativa, voluta da Gilda Gastaldi Rotelli, che ha coinvolto circa duemila ragazzi di seconda e terza media: sono stati seguiti in ogni modo, ad esempio anche con gli sms per ricordare di mangiare frutta e verdura, e i risultati - gli studenti obesi sono diminuiti del 10 per cento - hanno convinto i nutrizionisti del gruppo che fosse il tempo di ampliare le attività.

Nei 18 ospedali del gruppo sono già cambiati i menu: basta con l'olio di palma e di cocco che imperversa nei supermercati. Piatti salutari e ad alto tasso di sostenibilità. I distributori automatici seguono la stessa filosofia: sono già una cinquantina, anche in strutture esterne al gruppo, quelli che distribuiscono cibo di migliore qualità. E presto alla clinica Madonnina aprirà un ristorante aperto a tutti e «non sarà uno da 200 euro a pasto» ha assicurato Paolo Rotelli, vicepresidente del GOSD. Senza contare i servizi di catering già avviati.

«Siamo impegnati nella prevenzione – ha proseguito Rotelli – perché secondo alcuni studi per la prima volta nella storia dell'umanità le nuove genrazioni potrebbero avere un arco di vita in buona salute più breve dei loro genitori, non potevamo non agire in particolare sull'educazione alimentare».

Non si tratta però di un primo passo per entrare nel settore dell'alimentazione, assicurano i Rotelli, ma solo un modo per potenziare le attività nel settore salute.

Il gruppo San Donato ogni anno cura 4 milioni di pazienti e il 95 per cento delle sue attività è realizzata in convenzione con il sistema sanitario nazionale che secondo Rotelli è «un miracolo»: il sistema nel complesso pesa meno che negli altri paesi europei, meno del 10 per cento del bilancio, e cura praticamente tutti con buoni livelli. Per copertura e qualità nel mondo è secondo solo alla Francia. E il San Donato è anche lo stesso che sta risanando il San Raffaele, l'ex impero di Don Verzè, dopo averlo acquistato per 405 milioni di euro. E già si vedono i primi risultati: da un passivo di 70 milioni «siamo a circa a un milione – ha specificato Rotelli – e comunque per noi il risanamento non sarà completato semplicemente tornando in attivo, ma quando potremo ogni anno investire sulle strutture e sulle persone per aumentare sempre la qualità dei servizi e senza aiuti pubblici: il nostro modello è sempre stato basato sull'autofinanziamento. Ad esempio stiamo già lavorando sul progetto per il San Raffaele di una nuove torre ad alta intensità».