Atm costretta a tagliare bus e metrò

Anche i pochi milanesi di memoria corta (pochissimi, quando si tratta di tasse, tariffe e soldi in genere), perfino quelli più tolleranti e condiscendenti verso questa amministrazione comunale non possono non ricordare le solenni promesse del neosindaco Giuliano Pisapia e del non rimpianto assessore al Bilancio Bruno Tabacci fatte all'annuncio dello scioccante aumento del 50 per cento del biglietto Atm. Promisero solennemente e incautamente che quell'aumento, così come il ricavato del ticket per l'area C, sarebbe stato utilizzato per migliorare il servizio dei trasporti. Poco dopo - formalmente per dare un segnale di cambiamento - sull'altare dello spoil system fu immolato il presidente di Atm Elio Catania, considerato troppo amico dell'ex sindaco Moratti, e sostituito con Bruno Rota. Ebbene, a distanza di meno di due anni non solo il servizio non è migliorato ma ne viene serenamente annunciato un ridimensionamento, un peggioramento. Certo provvisorio e limitatamente al periodo estivo, ma si sa come vanno a finire in Italia le cose provvisorie.
La giustificazione - formalmente plausibile - è la solita: le casse vuote del Comune. La stangata sul servizio, infatti viene spacciata come «pacchetto anticrisi»: l'orario estivo, viene protratto di una settimana per finire il 7 settembre, le corse pomeridiane dei mezzi di superficie saranno «sfoltite», l'Atm rinuncia a farsi rimborsare dal Comune alcuni servizi extra della metropolitana che quindi presumibilmente saranno sacrificati. Con la speranza di risparmiare così meno di 3 milioni.
Palazzo Marino, dunque, ha imposto a Foro Bonaparte di accollarsi una sua quota di sacrifici. Teoricamente il ragionamento non farebbe una piega, se non fosse per la particolarità che caratterizza il rapporto fra amministrazione comunale e azienda del trasporto pubblico: un contratto di servizio in base al quale il Comune versa all'Atm 650 milioni all'anno mentre il ricavato del biglietto va tutto nel bilancio di Palazzo Marino - e questo spiega la fretta di Pisapia e Tabacci di aumentare la tariffa appena insediati. E se, poveri ingenui, pensate che questa stangatina d'estate se non altro eviti futuri ulteriori aumenti del biglietto vi sbagliate di grosso. Infatti l'assessore alla partita, Pierfrancesco Maran, lamentando una contrazione del contributo statale al trasporto pubblico di Milano e temendo che questo possa pregiudicare gli investimenti necessari, minaccia che «se i fondi non arriveranno cercheremo altre soluzioni». Cioè aumenteremo ancora il prezzo del biglietto.
Il fatto è che a memoria d'uomo, mai il servizio di trasporto pubblico - del quale i milanesi sono sempre andati ragionevolmente orgogliosi sebbene sempre se ne lamentino - è stato sacrificato a problemi di bilancio del Comune. In questa situazione, infatti, l'Atm di Bruno Rota è la prima vittima della politica di tagli adottata da Palazzo Marino, non avendo alcuna possibilità autonoma di aumentare i ricavi che consistono solo nel corrispettivo pagato dal Comune per contratto. Perciò Pisapia & C. avrebbero dovuto provarle tutte prima di costringere l'azienda di Foro Bonaparte a tagliare un servizio al quale i milanesi tengono moltissimo e, anzi, reso ancora più irrinunciabile dalla stessa politica della maggioranza arancione di guerra al trasporto privato. Insomma, ci costringono a usare di più i mezzi pubblici, ce li fanno pagare di più e ce ne danno di meno.