Avvocati e ora editori l'avventura di 4 soci

I legali dello studio Munari Cavani presentano il primo volume prodotto

Valerio Barghini

Ci vuole del coraggio, di questi tempi, per avventurarsi in nuove iniziative nel mondo dell'editoria. Non manca a quattro avvocati di una delle più importanti «boutique» del diritto milanese, Alessandro Munari, Raffaele Cavani, Francesca Broussard ed Alessandra Fossati, soci dello Studio Legale Munari Cavani. Si sono lanciati nella fondazione della Mcp, la Munari Cavani Publishing, società editrice, naturale «prolunga» culturale dello studio che si pone l'obiettivo di «allargare i confini dell'attività professionale. Non solo diritto, quindi, ma curiosità intellettuale in senso trasversale, con il tratto del mecenatismo artistico che da sempre caratterizza gli interessi e le attività culturali di Munari Cavani», spaziando verso altre forme comunicative, dall'economia, all'arte al cinema. Un campo quest'ultimo nel quale Alessandro Munari è particolarmente ferrato, poiché presidente del Busto Arsizio Film Festival oltre che dell'Icma, l'Istituto Cinematografico «Michelangelo Antonioni».

La nuova avventura inizia con la pubblicazione di un volume che, per rimanere in tema di attività professionale, parla di La diffamazione tra media nuovi e tradizionali, scritto da Alessandra Fossati con la collaborazione dell'avvocato Massimo Di Muro. Una tematica più che mai attuale, soprattutto in un'epoca in cui giornalismo non è più sinonimo solo di carta stampata. Perché, come scrive con ironia l'avvocato Fossati, «da Johann Gutenberg a Marck Zuckerberg molto è cambiato». Il volume verrà ufficialmente presentato domani alle ore 17 allo Spazio Chiossetto (via Chiossetto 20) durante una tavola rotonda organizzata con la collaborazione di Legalcommunity (piattaforma per il mondo legale italiano) nel corso della quale si confronteranno sul tema, oltre all'autrice, il presidente di Mcp Leonardo Munari, il blogger e giornalista specializzato in economia dell'arte Paolo Manazza e Stefano Zurlo, inviato del Giornale nonché esperto di cronaca giudiziaria. Perché se è vero che è cambiato il modo di fare informazione, rimane importante stare attenti a non «scivolare».