La Belle Époque di Lautrec porta Parigi alla Villa Reale

Sotto i riflettori 150 opere tra acquerelli, litografie, e manifesti che hanno fatto la storia a fine Ottocento

Toulouse-Lautrec a Milano atto secondo. Dopo il successo della monografica a Palazzo Reale un anno fa, il genio di uno dei più irriverenti e talentuosi artisti della Belle Époque torna a far parlare di sé. Stavolta siamo a Monza, dove Villa Reale ospita fino al 29 settembre la mostra «Toulouse-Lautrec. La Ville Lumière», curata da Stefano Zuffi, con 150 opere dall'Herakleidon Museum di Atene, fondato nel 2004. Una lacuna da colmare grazie all'intelligente scelta di manifesti, litografie, disegni, illustrazioni, acquerelli che insieme a video, fotografie e arredi ci proiettano nel cuore della bohème parigina di fine Ottocento, una delle epoche in cui tutti abbiamo sognato di vivere.

Un caleidoscopio di colori, profumi e atmosfere che Lautrec, anima aristocratica e dandy costretta a vivere, soffrire e godere in un deforme corpo di folletto, fa risorgere davanti ai nostri occhi con irripetibile sensibilità: Moulin Rouge, artisti maledetti, Montmartre, riviste, teatri, cabaret, cantanti, prostitute. Nasce lo star system e i suoi linguaggi, come i manifesti, di cui Lautrec fu pioniere: «Aristide Bruant», sciarpa rossa e soprabito nero pece, sembra aver ispirato il look di Fellini. Siamo nel 1892 e tre anni più tardi un altro manifesto iconico, «La passeggera della cabina 54», universalizza il ricordo di un amore fugace consumato su una nave. In «Jane Avril», litografia a colori del 1893, si celebra una delle più famose ballerine francesi, immortalata nel can-can o mentre frequenta un caffè concerto. Disinvolto nelle amicizie e nei rapporti amorosi ma insieme colto, raffinato e amante del bello, Henri diventa un eroe del pennello e dell'alcol, delle notti insonni che sanno di assenzio e delle intense giornate di lavoro e dibattiti culturali. Ci sono volute 11 sezioni per scandagliarne le mille anime: dall'amore per l'incisione che Lautrec studiò con attenzione e competenza, alle «Notti parigine», con lavori noti e rarità, come l'incisione della canzone «A l'hotel du numero trois», intitolata da Yvette Guilbert. Una sezione fa luce sui disegni, le riviste satiriche, le litografie, il rapporto con editori e mecenati. Ma soprattutto le donne, consolazione e ossessione di una vita. Solo con loro, confessò, non provava imbarazzo per il suo aspetto.

Info: da martedì a domenica 10-19. Biglietti 5-12 euro.