In bici per 18mila km nell'Ottocento

Dall'Africa a Capo Nord. Dalla Russia al Bosforo. Da Milano a Chicago: i viaggi del cicloesploratore Luigi Masetti

C'è il re, la Belle Epoque, i caffè letterari. Il cinema è solo una pellicola di diciassette metri tra le mani dei fratelli Lumiere, il ministero delle Poste e Telegrafi archivia alla voce «mandatelo in manicomio» la lettera di un bolognese di nome Guglielmo Marconi che dice di aver inventato un telegrafo senza fili. Cosa ci facesse Luigi Masetti, ragazzo del futuro, Michael J. Fox tornato indietro di un secolo e mezzo, in quest'epoca così diversa da lui ancora non si sa. Forse perchè la belle Epoque, in sella ai due secoli, è uno stato d'animo prima che un periodo della Storia.

Luigi Masetti è un mistero italiano. Non si sa quando sia nato, anche se una data lo fa nascere il 18 dicembre di 150 anni fa], non si sa quando sia morto, non si sa perchè a un certo punto sparisca di scena, non si sa soprattutto perchè l'Italia si sia dimenticata di lui. Ma forse una ragione c'è, sempre la stessa. Scrivono nel 1901: «Se fosse stato francese sarebbe stato portato sugli scudi, se fosse stato americano si sarebbe fatto una sostanza, ma è italiano, non è quindi da stupirsi, se fuor che da pochi, il suo viaggio ardito è calcolato un nonnulla». Eppure è il più moderno degli eroi, il Marco Polo della bici, il primo cicloturista italiano. Globale quando le frontiere erano muri, social quando il mondo non ha neanche la radio e a zero impatto ambientale, in sella al suo «bicletto Eolo», tutto verniciato di bianco e con il manubrio all'ingiù. Polesano in fuga dalla campagna aggredita da malaria e pellagra, ma milanese dai vent'anni in poi, si guadagna da vivere negli hotel svizzeri dando lezioni di lingue, perchè le impara che è un portento, l'inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo. «Statura inferiore alla media, ben nutrito, biondo coi capelli corti a spazzola - lo racconta Otto Brentari - colla bocca e gli occhi sempre sorridenti dietro gli occhiali a catenella, con una vocina stridula come quella del suo gallo».Soldi ne ha pochi e quelli che ha li spende tutti in viaggi, la bici è roba per i ricchi, per donne o per pazzi, un moltiplicatore di delinquenti secondo Cesare Lombroso. Masetti è un uomo senza confini, con gli occhi allegri di un italiano in gita alla Paolo Conte, quando strade, cieli e mari cominciano a popolarsi di mostri meccanici lui pedala. Da Milano a Vienna, tanto per cominciare, passando da Parigi e Berlino. Ripete a colpi di pedale la campagna d'Egitto di Napoleone, dalle Alpi alle Piramidi. Da Ceuta, enclave spagnola in terra marocchina, punta a Capo Nord, poi dalla Russia scende verso il Bosforo e dalla Grecia di nuovo a Milano. 18mila chilometri. Ma lui sogna l'America. Il 7 luglio 1893 scrive al direttore del Corriere della Sera , Torelli Viollier. Pagatemi il viaggio in nave e io farò la Milano-Chicago in bicicletta. Ha capito l'importanza dei media prima che nascessero: in cambio «io manderei ogni sabato una breve relazione descrittiva del mio lungo viaggio». Torelli Viollier gli risponde: «Ci piacciono le imprese condite d'audacia e di bizzarria. Accettiamo la proposta...». Ha un gallo che gli fa da sveglia, la sua ocarina fa ballare i contadini americani, le cronache sono colte, sorprendenti, esilaranti. Davanti alla Casa Bianca, scrive un pizzino al presidente degli Stati Uniti, resta in piedi, in sella alla bicicletta, ad aspettare la risposta. Grover Cleveland lo chiama su. «E un uomo sulla sessantina, piuttosto panciuto, di statura alta, dal viso aperto e molto affabile». Nota che non ha la scorta.

Diventa amico di Leone Tolstoj, incontra Buffalo Bill, la sua terra, il Polesine e il suo Consorzio, gli dedicherà la pista ciclabile più lunga d'Europa, dalle Alpi al Delta del Po. Anarchica come lui. «Il Masetti, che non possiede nulla e che vide e corse molto, è un uomo felice - lo riassume Brentari - Non desidera più di quanto ha; ciclovagò mezzo mondo e, come Dio creatore, lo trovò bello. Incontrò delle difficoltà, e le girò; incontrò degli ostacoli, e li superò; non si sconfortò mai, si accontentò sempre di tutto, ma seppe anche voler tutto». Ai tempi nostri sarebbe perfetto....