«Boettcher, un sadico psicopatico»

Il pm chiede la condanna a 26 anni per il broker: «Un figlio di papà perditempo. Il Male esiste»

Cristina Bassi«Questo è un viaggio attraverso il dolore», che deve concludersi con una pena «severa»: la condanna a 26 anni di carcere per Alexander Boettcher. Si snoda tra questo esordio e questo epilogo la requisitoria del pm Marcello Musso che ieri ha elencato le richieste dell'accusa. L'imputato deve rispondere di aver sfigurato con l'acido - insieme ai presunti complici Martina Levato e Andrea Magnani, già condannati a 16 anni e 9 anni e quattro mesi - Stefano Savi e di aver tentato di fare lo stesso a Giuliano Carparelli. «Boettcher è un sadico e uno psicopatico che si atteggia a dio - attacca Musso -. Però è capace di intendere e volere. È un figlio di papà mantenuto, un rampollo perditempo. È la rappresentazione del male. Questo processo è un viaggio attraverso il dolore delle vittime che si sono trovate a essere obiettivi del sadismo, del narcisismo, dell'antisocialità e dalla pericolosità criminale della coppia Boettcher-Levato». Il pm ha ripercorso i fatti contestati alla cosiddetta «coppia dell'acido» e ha dichiarato che l'aggressione a Savi è il crimine più grave dell'intera vicenda, per la gravità delle lesioni inflitte allo studente. Un crimine paragonato all'omicidio, «ma nei casi di omicidio - ha detto - non c'è la stessa percezione del male, perché i corpi non si vedono. Qui abbiamo visto tutti il volto della sofferenza di Savi». L'ex broker immobiliare, già condannato con la Levato a 14 anni per l'agguato a Pietro Barbini, ieri non era in aula. Il pm ha chiesto che non gli vengano riconosciute le attenuanti generiche, «perché ha mentito sistematicamente. Si è sempre dichiarato innocente, dimostrando di non avere alcuna sensibilità verso le vittime». Ha contestato inoltre una serie di aggravanti, come la premeditazione, i motivi abietti, l'indebolimento della vista di Savi e la «deformazione permanente del viso». Esclusa solo l'aggravante della crudeltà, perché non ammessa dal giudice nella sentenza per Barbini. Il movente dei blitz con l'acido, cioè la volontà di «purificazione» di Martina attraverso la punizione dei ragazzi che avevano avuto rapporti sessuali con lei, è stato definito nella stessa sentenza «stimolo turpe e spregevole». Musso ha parlato per un'ora e mezza: «Per esigenze di economia processuale - ha spiegato -, mentre la difesa ha cercato di dilatare i tempi». Ha infine introdotto un elemento nuovo per quanto riguarda le accuse mosse dalla Procura. Secondo nuovi elementi emersi dall'analisi del cellulare di Boettcher, l'uomo sarebbe stato «l'istigatore e il concorrente morale» della tentata evirazione da parte della Levato ai danni di Antonio Margarito. In mattinata gli avvocati della difesa, Michele Andreano e Giovanni Maria Flora, avevano fatto diverse richieste - poi tutte respinte dalla corte -, tra cui quella di ammettere nuovi testi e disporre nuove perizie. Avevano anche chiesto che venisse dichiarata l'inutilizzabilità dell'interrogatorio reso in aula del loro stesso assistito. Il processo riprende il 15 marzo per gli interventi delle parti civili.