Bonaventura, Felix e Sor Pampurio In mostra gli eroi del «Corrierino»

Simone Finotti

Qui comincia l'avventura... Quante generazioni di giovanissimi lettori restarono affascinate dalle strampalate e rocambolesche «sciagure» del mitico Signor Bonaventura, il pupazzone in marsina e bombetta rossa ideato da Sto (al secolo Sergio Tofano), che nel giro di poche vignette e una manciata di ottonari in rima baciata si ritrovava immancabilmente milionario? E che dire del primo personaggio del fumetto nostrano, il simpatico Bilbolbul di Attilio Mussino, che ideò anche il protobalilla Schizzo? Come dimenticare il soldato Marmittone di Bruno Angoletta, il Sor Pampurio di Carlo Bisi, il Prode Anselmo di Mario Pompei, Pier Cloruro de' Lambicchi di Giovanni Manca e, in esclusiva dagli States, icone come «Mimmo» Buster Brown, gatto Felix, Fortunello, Arcibaldo e Petronilla, o ancora Bibì e Bibò, figli della cuoca Tordella, al servizio del burbero Capitan Cocoricò, bersaglio privilegiato dei tiri mancini dei due monelli? Saranno loro, insieme a molti altri personaggi usciti dalla matita di geniali illustratori e artisti, ad animare la ricca mostra «Corriere dei Piccoli, 110 anni del fumetto in Italia», con cui il Museo Wow (viale Campania 12) omaggia dal 13 ottobre al 13 gennaio 2019 la «nonna» di tutte le riviste a fumetti dell'editoria italiana, uscita per la prima volta nelle edicole il 27 dicembre 1908. La testata, disegnata da Antonio Rubino, recava l'indicazione «supplemento illustrato del Corriere della Sera»: costo 10 centesimi, più o meno il doppio di un caffè dell'epoca. Oggi un paio di euro, insomma: non molto, per quello che è considerato il manifesto del fumetto italiano. Ed era solo il primo degli oltre 4500 numeri di un Corrierino che a cadenza settimanale, per quasi 90 annate -fino al 1995- incantò moltissimi piccoli ma anche parecchi grandi, arrivando negli anni Sessanta a superare le 700mila copie di tiratura. Non solo fumetti: alle storie illustrate si alternavano racconti, romanzi a puntate, fiabe, favole, poesie, rubriche, come testimoniano le centinaia di numeri originali (a partire dal rarissimo n.1, un Sacro Graal per i collezionisti), scelti nell'archivio della Fondazione Franco Fossati, che rappresentano il filo conduttore della mostra. L'approccio è cronologico, e parte da una geniale figura femminile: l'allora trentasettenne Paola Lombroso, sociologa e scrittrice figlia del celebre Cesare. Fu lei a ideare il Corrierino, anche se Luigi Albertini, titubante all'idea di mettere una donna alla guida della testata (o tempora o mores!), le preferì il coetaneo Silvio Spaventa Filippi, relegandola alla rubrica delle «Lettere», dove rimase fino al 1912 con lo pseudonimo di Zia Mariù. Molti i materiali inediti su di lei, come sulle altre donne che tanto diedero al periodico: da Grazia Nidasio, con le sue Valentina Mela Verde e Stefi, a Iris De Paoli, da José Pellegrini a Maria Grazia Perini, direttrici dal 1977 al 1994. In mezzo incontreremo la prima storia in cui le nuvole parlanti subentrano alle strofe in rima (Il labirinto della morte, di Nadir Quinto), le «disegnate» di Leo Cimpellin, la prima vera copertina del 1962, il radicale restyling del '68 e la nascita, quattro anni più tardi, del Corriere dei Ragazzi. Uno speciale focus è dedicato alle grandi firme della letteratura e del giornalismo, come Dino Buzzati, Gianni Rodari, Luigi Barzini e Mino Milani. (Martedì-venerdì 15-19. Sabato e domenica 15-20. Ingresso da 3 a 5 euro)