Bonus bebè e assegni per le gestanti

Regione, Comune e associazioni: ecco la rete di sostegno alle famieglie

In Lombardia non mancano gli aiuti per chi, minore o meno, aspetta un bambino ma non sa come mantenerlo. L'ultima formula di sostegno messa a punto dalle istituzioni è il bonus famiglia della Regione Lombardia decollato all'inizio di maggio. Prevede un contributo di 150 euro al mese per dodici mesi (fino ad un massimo di 1.800 euro, dunque), a partire da sei mesi prima della nascita del bambino e fino a sei mesi dalla nascita, da maggio 2016. È richiesta la residenza di entrambi i genitori in Lombardia e uno dei due deve dimostrarla per almeno cinque anni continuativi.

Il Pirellone prevede anche nidi gratis per le famiglie con Isee lordo fino a 20mila euro. Anche in questo caso è richiesta la residenza in Lombardia di entrambi i genitori, di cui almeno uno per cinque anni continuativi.

Bonus mamme anche da parte del Comune per incentivare le nascite e sostenere le categorie deboli. Il contributo può essere chiesto dal quarto mese di gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. A seconda del reddito, il sostegno economico andrà dai 500 ai 1.500 euro una tantum e potrà essere speso in servizi: baby sitter, visite, pannolini, latte in polvere. Come spiega Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, si parte entro il 2016 con 2 milioni di euro per aiutare 2mila nuove mamme e famiglie. Il Comune cerca quindi di puntare sulle donne, sulla gravidanza e sui nuovi bambini per innescare un cambiamento in positivo. Un aiuto concreto non solo per le donne più povere, ma anche per i nuclei familiari con reddito normale, che hanno minori tutele e garanzie. E poi c'è la fitta e attivissima rete del volontariato. Ci sono i Cav (centri di aiuto alla vita) alla clinica Mangiagalli e all'ospedale Buzzi (quest'ultimo è anche stato candidato un paio di giorni fa all'Ambrogino d'oro perché venga premiata la sua missione). Ci sono gli osservatori e le associazioni che raccolgono fondi e danno sostegno psicologico. Il tutto per fare in modo che la legge 194 sia un diritto ma non sia «abusata». Cioè che ci sia un po' più di consapevolezza nel decidere di avere un figlio o di interrompere una gravidanza. E così si potrebbe rimettere ordine nei numeri. Ad oggi le interruzioni di gravidanza in Lombardia sono, in base ai dati dell'istituto superiore della sanità del 2015, 14.440 contro gli 87.590 aborti a livello nazionale.