Bottigliate interiste da Nacka a Bobo

Claudio De Carli

Altri tempi quando Lennart Skoglund aveva aperto il Nacka in Paolo Sarpi. Anni Cinquanta e la Wandissima, come chiamavano il biondo svedese, era l’idolo incontrastato delle folle nerazzurre. Dicevano che volesse battere tutti i corner di San Siro perché dietro alla bandierina nascondeva la fiaschetta di gin e ogni tanto andavano a ripescarlo dentro il Naviglio perché tirava tardi, si perdeva nelle sere di nebbia e poi dovevano andare a rianimarlo. Il suo bar lo frequentavano interisti, milanisti e la mala di Milano, un biliardo, i tavoli del ciapanò e nel retrobottega poteva succedere di tutto. Aveva le stigmate per tenere alta la fama dell’Internazionale, club di artisti, mai giocata una partita da sobrio.
Adesso è cambiato tutto, anche il giro, il Baci e Abbracci di Bobo Vieri l’hanno ribattezzato un’altra volta venerdì notte, statisticamente è la terza, dopo le bottigliate e le sassate. Il cocktail bar di via De Amicis che l’ex bomber nerazzurro ha aperto con un altro Christian passato al Milan, è una specie di meta nevralgica e terapeutica delle ansie nerazzurre, insomma un cult, proprio come voleva Bobone.
Una notte di fine febbraio del 2004 alcuni tifosi delusi gli avevano lanciato contro tre bottiglie di vernice nera e blu, ufficialmente per mancato rendimento, nel senso che il centravanti era il primo colpevole di una squadra che non sapeva accendere passioni: infatti gli incendiarono l’esercizio. Era il periodo della tolleranza zero e anche il ristorante Rossopomodoro di Fabio Cannavaro era stato preso a bottigliate. I tifosi non si fanno mai mancare niente. Poi Bobone e il resto della squadra si sono un attimo rianimati ed è scoppiata una tregua che non prometteva nulla di buono. Pensare che fra le tante chiacchiere che sono girate sul clamoroso passaggio di Vieri dall’Inter al Milan, c’era anche quella che il bomber volesse stare vicino ai suoi affari, fra gli altri l’adorato Baci e Abbracci sempre in comunione con Christian Brocchi che però nel frattempo è stato scaricato anche dai rossoneri finendo a Firenze. Ma Bobone no, lui è rimasto in città e ha pagato dazio nuovamente. Mercoledì notte un altro talebano interista si è immolato per la patria e al grido di traditore, ha assalito da solo il locale di via De Amicis. Le bottiglie le aveva finite, si è accontentato di alcuni sampietrini che ha trovato nei paraggi, quando lo hanno blindato stanco e soddisfatto in via Cesare Correnti era talmente ubriaco che ha confessato tutto e subito: «È un traditore, dovevo punirlo».
Finita qui? Neppure per idea.
Venerdì sera nuova incursione al Baci e Abbracci di Bobone, ecco perché il ragazzo non era così su di giri nel giorno della presentazione a Milanello, altro che contestazione dello zoccolo duro rossonero. Questa volta niente bottiglie e niente sassi, ma volgarissimi ladri. Hanno forzato la porta del retrobottega del locale e hanno fatto il loro trionfale ingresso fermandosi solo davanti alla cassa: bottino magro, solo 500 euro, ci saltano fuori un paio di abbonamenti al secondo anello. Che tempi, una volta le bottiglie almeno si usavano per scopi molto più nobili. All’Inter iniziarono a preoccuparsi per le sbornie quotidiane di Lennart e pensarono che la cosa migliore fosse chiamare dalla Svezia il signor Skoglund affinché riportasse il figlio sulla retta via. I dirigenti dell’Inter fecero tutto per benino e organizzarono una splendida serata per padre e figlio. Li ritrovarono all’alba sotto un tavolo ubriachi fradici, felici e abbracciati. Skoglund purtroppo ci ha lasciato dopo un lungo soggiorno al Solna Semesterhem, una casa di cura per alcolizzati, ma all’angolo di via Katerina Bangata-Bràneringem di Stoccolma oggi c’è una statua di acciaio che lo ricorda. Interista a vita.