Branciaroli: "I Miserabili, più attuali che mai"

L'attore riscopre Victor Hugo nel ruolo di Jean Valjean, nell'adattamento di Luca Doninelli

«A teatro si mettono in scena celebri romanzi, più che testi scritti apposta per il palcoscenico, come dovrebbe essere. È una moda, forse per richiamare la gente. Al Piccolo arrivo con il romanzo dei romanzi, letto per intero da pochissimi, ma da tutti conosciuto almeno di fama. Un titolo diventato mitico, che sta insieme ai grandi libri dell'umanità, Odissea, Don Chisciotte, Guerra e pace e pochi altri. Sono il protagonista: Jean Valjean, l'uomo che finisce ai ferri e passa anni di galera per un furto da poco, dettato soltanto dal bisogno», dice Franco Branciaroli.

Il romanzo dei romanzi è I miserabili, di Victor Hugo, uscito nel 1862, nello stesso periodo di Madame Bovary. «A Flaubert faceva ribrezzo. Battezzò le 1500 pagine del concorrente Hugo in modo irripetibile. Naturale: era il classico romanzone dell'Ottocento, diventato un libro solo perché il governo aveva messo una tassa sui giornali che pubblicavano romanzi d'appendice. E nato sulla falsariga dei Misteri di Parigi, di Èugene Sue, che un po' di anni prima aveva sbancato in tutta la Francia. Madame Bovary rappresentava invece la nuova formula del romanzo. Ma a dispetto di Flaubert, Hugo - da Gide considerato il più grande scrittore francese di quel secolo - ebbe da subito un successo enorme: il volume andava a ruba e si vendeva anche a borsa nera», ricorda Branciaroli. «I miserabili sono una costante dello spettacolo nel Novecento: cito il film con Jean Gabin, lo sceneggiato della nostra televisione in bianco e nero, il celebre musical che se non sbaglio è in cartellone da oltre trent'anni». «Per lo spettacolo in tournée da ottobre - continua l'attore - bisogna ringraziare lo scrittore Luca Doninelli, direttore artistico del Teatro de Gli Imcamminati. Ha scelto sei o sette scene del grande romanzo, incentrate soprattutto sulla figura di Valjan e del suo antagonista, il poliziotto Javert. Due aspetti del bene: quello di cuore, del forzato Valjan, e il bene che nasce dall'idea della giustizia applicata, di Javert». La messinscena, allo Strehler fino al 24 febbraio, ha la regia di Franco Però. Dodici gli attori, oltre a Branciaroli. Un lavoro prodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Ctb-Centro Teatrale Bresciano e Teatro de gli Incamminati. Ci sono ancora nelle città i miserabili descritti da Hugo? «Ci sono meno poveri paragonabili alle torme ottocentesche di cenciosi, ma i miserabili in senso morale sono forse cresciuti», argomenta Branciaroli. «Probabilmente perché sono scomparsi i valori cristiani, anche se la penna di Hugo tutto era meno che cattolica. Valjean, il forzato che si redime, e porta in casa una bambina di otto anni facendole da padre - immaginiamo lo scandalo, oggi - è tratteggiato come personaggio titannico. Hugo non ne connota la bontà con le ideologie, ma solo con le ragioni profonde ed eterne del cuore».