Bruciore a occhi e gola per l'aria irrespirabile «Ecomafie anche qui»

Tante chiamate e timori ma Arpa rassicura Sala: business illeciti intorno ai rifiuti

Chiara Campo

Odore di fumo e plastica bruciata. «Anche in metrò» o «anche con le finestre chiuse», «da Buonarroti al Gallaratese» sono i commenti dei milanesi che viaggiavano ieri mattina su Facebook e Twitter. Effetto del rogo scoppiato nell'azienda di rifiuti Ibp domenica sera in via Chiasserini, zona Quarto Oggiaro. Decine le chiamate ai vigili del fuoco, molti i genitori in dubbio se portare a scuola i figli o tenerli a casa per sicurezza. Ancora ieri i pompieri hanno lavorato per spegnere l'incendio e fin dalla notte il debole vento ha spinto verso sud il fumo. Arpa Lombardia, che monitora gli effetti sull'aria, ha precisato subito che si tratta di «molestie olfattive» ma «dalle misure effettuate la sera del 14 non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell'immediato (monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico, aldeidi, chetoni)». Il primo filtro del campionatore installato già nelle prime fasi del rogo è stato prelevato lunedì mattina e inviato al laboratorio per le analisi (i risultati saranno pronti entro il tempo necessario di 72 ore), ieri è stato prelevato e sostituito il secondo filtro. «La situazione è tutto meno che piacevole ma abbiamo avuto rassicurazioni che si tratta solo di odori, per quanto sgradevoli - ha commentato il sindaco Beppe Sala -, non ci sono rischi per la salute». Sul rogo di domenica sera la Procura ha aperto due fascicoli per incendio doloso ma nel corso del 2018 i casi in regione sono già raddoppiati, tanto che il ministro dell'Ambiente Francesco Costa (e non è il solo) ha parlato di Lombardia come una nuova «terra dei fuochi». «Non bisogna abbassare la guardia - afferma Sala -, io non ho mai neanche provato a dire che il problema della mafia o delle ecomafie in questo caso non esista qui, esiste come altrove, anzi se ne parla anche poco quindi grande attenzione. Poi saranno questura e magistratura a fare la loro parte». Il capannone incendiato in via Chiasserini «era stato sottoposto, già giovedì scorso a controlli da parte di Città Metropolitana e Polizia Locale, portando alla luce uno stoccaggio irregolare di rifiuti, subito segnalato alla Procura. Con i nostri tecnici e i vigili ci siamo messi a completa disposizione della questura e forniremo ogni supporto utile alle indagini». Ribadisce il sindaco che «vanno accertate le responsabilità sui rifiuti irregolarmente stoccati. In ogni caso non intendiamo sottovalutare un problema che è certamente nazionale, ma il business illecito che gira intorno ai rifiuti deve ricevere da Milano un messaggio chiaro di opposizione». Il governatore Attilio Fontana rifiuta la definizione di «terra dei fuochi» per la Lombardia: «Chi ha fatto questa affermazione dovrebbe essere più cauto. Esiste il reato di procurato allarme, non vorrei che a qualcuno lo contestasse» ha detto riferendosi al ministro Costa. «Esiste sicuramente - sottolinea - una situazione grave che va monitorata, ma non dimentichiamo che siamo nei numeri che si sono sempre verificati». Anche sul rischio infiltrazioni legato al ciclo dei rifiuti Fontana riferisce che «è lo stesso che c'era negli anni passati e che continua ad esserci, ogni anno si verificano almeno una ventina di incendi di questo tipo. Non si deve abbassare la guardia ma non drammatizziamo». Basilio Rizzo (Milano in Comune) ha chiesto una commissione urgente a Palazzo Marino.

Commenti
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giovinap

Mer, 17/10/2018 - 13:51

poverini, i patani ora se ne sono accorti che al nord ci sono le ecomafie, eppure sono nate 30 anni fa, da quando non è stato più possibile "esportare" i rifiuti al sud. ma si sa i patani vivono come gli stru(n)zzi con la testa sotto la terra e il cubo per aria!