La burocratica parità di vie uomo-donna

di Alberto Giannoni

David Maria Turoldo e Virginia Besozzi. Un grande prete innovatore, e la madre fondatrice delle «Figlie di Betlem». A lui martedì sarà intitolato il giardino in largo Corsia dei Servi, alla presenza dell'arcivescovo Mario Delpini e della nipote del frate Concetta. A lei sarà dedicata l'attuale via Turbigo, tra via Novara e via Molinetto, con la partecipazione dell'assessore Filippo Del Corno.

Fa sul serio il Comune, e nella nuova toponomastica procede con perfetta parità di genere. Tuttavia, con tutto il rispetto per questa meritatissima scelta di merito - che per coincidenza premia due religiosi, il metodo appare bizzarro - se non grottesco. Eppure, la decisione di incrementare così, con burocratico automatismo, le intitolazioni «al femminile», corrisponde a una scelta politica ben precisa, intrapresa dalla nuova amministrazione, che ha inteso dare «una svolta» dopo il quinquennio precedente. Già nel 2015 si protestava perché solo 130 vie erano dedicate a donne. E nel marzo 2017 - quindo nove mesi dopo il voto - relazionando su questo, l'assessore verificò che anche negli anni precedenti il rapporto donna-uomo nelle intitolazioni era stato di uno a tre, deludente dunque: «Dobbiamo fare di più», ammise Del Corno.

E adesso ci siamo. Ma tutto questo non basta. Lo slancio politicamente corretto della sinistra investe anche le statue, tanto che a maggio si è scoperto che su 121 monumenti in città non ne esiste nemmeno uno con una protagonista femminile. Lo si è dedotto dalla mozione-protesta depositata in Consiglio dalla consigliera pd Angelica Vasile, che ha invitato sindaco e giunta a «reperire i fondi per realizzare il primo monumento dedicato a una donna. Una battaglia davvero di monumentale importanza per Milano.