Calano ancora le nascite E sui parti cesarei la Lombardia è virtuosa

A Carate l'ospedale con i dati migliori d'Italia Bonati (M. Negri): «Meno nati pure nel 2016»

Sabrina Cottone

Molti parti naturali, con qualche record nazionale, ma anche un continuo calo delle nascite. C'era stato un baby boom in Lombardia, tanto da portare nel 2008 la regione al terzo posto in Italia tra le sette regioni con saldo positivo, ma da allora il calo delle nascite è ripartito e non si ferma. Con 92.900 nati nel 2014 il tasso di natalità scende da 9,9 nati per 1000 abitanti del 2005 a 8,6 del 2014.

«I dati del 2016, che non sono ancora ufficiali, danno ancora lo stesso risultato di ulteriore calo delle nascite» spiega Maurizio Bonati, responsabile del dipartimento Salute pubblica dell'Istituto Mario Negri, che ha coordinato un lavoro condotto con la Regione su «La nascita in Lombardia dal 2005 al 2014», pubblicato sulla rivista Ricerca e Pratica. «All'inizio c'erano stati i migranti a recuperare e compensare. Invece adesso, anche se sono in numero consistente, non bastano» spiega Bonati. E ancora: «Il dato è allineato all'Italia ma poiché la Lombardia è la regione con la maggiore popolazione, ciò ha una ripercussione molto marcata sulla tendenza nazionale».

Ma veniamo ai dati sulle nascite con parto cesareo. Qui la Regione è virtuosa, almeno rispetto alle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che invita a privilegiare il parto naturale. La Lombardia, con il 27 per cento di parti cesarei, conferma di essere tra le Regioni in cui si fa meno ricorso alla nascita attraverso intervento chirurgico (In Italia il tasso è del 36 per cento, decisamente lontano dagli standard del Nord Europa). Con veri e propri record. L'ospedale di Carate, con il 15 per cento di parti cesarei, ha il record nazionale e sono ben piazzati anche Vimercate (18%) e Monza (20%), tra i primi dieci in Italia.

C'è poi un altro elemento da considerare: si registra un'elevata propensione all'uso del taglio cesareo nelle strutture accreditate e private piuttosto che negli ospedali pubblici e nei punti nascita con meno di 800 parti annui: in questi luoghi l'incidenza di parti cesarei è significativamente maggiore di quella che si osserva in Lombardia e anche della media a livello nazionale (39,8% nel 2005 e 37,5% nel 2014). Spiega Bonati: «La scelta del parto naturale è meno medicalizzata, rimanda più al rapporto tra madre e bambino. Il fatto che in Lombardia ci siano meno cesarei è spiegabile perché il percorso di nascita è più accurato, curato e garantito, con attenzione anche ad attenuare il dolore della madre. Alcuni ospedali sono attrezzati anche con le vasche per il parto fisiologico in acqua». Quanto al fatto che nelle strutture private e accreditate ci siano molti più parti cesarei, secondo Bonati è dovuto, «oltre all'accompagnamento di un certo tipo del percorso della donna, anche al fatto che il cesareo è più rapido rispetto all'induzione di un parto o all'accompagnamento di un parto. Prevede un'attenzione diversa e anche meno strutture: con due sale chirurgiche si riesce a organizzare tutto con maggiore facilità».