Calci e pugni ai compagni Arrestato bullo di 16 anni

Da sette mesi tormentava due coetanei di una scuola di Cusano Milanino. È stato affidato a una comunità

Nessun ritegno, nessuno scrupolo e nemmeno un briciolo di umanissima pietà. Per finire agli arresti accusato di atti persecutori nei confronti di almeno due compagni di scuola, infatti, un «bullo» di 16 anni non ha dovuto fare granché, se non continuare a comportarsi come faceva già da un pezzo. Lo studente frequenta un istituto tecnico di Cusano Milanino, a nord di Milano. Ed è stato proprio il preside di questa scuola - che già qualche settimana prima aveva denunciato un altro dei suoi studenti più giovani per essersi comportato aggressivamente nei suoi confronti - a segnalare anche questo sedicenne alle forze dell'ordine.

I carabinieri di Cusano Milanino, che dipendono dalla compagnia di Sesto San Giovanni, spiegano che il ragazzo arrestato - prelevato a casa e poi portato dai militari in una comunità di recupero dell'hinterland - da circa sette mesi insultava, picchiava con calci e pugni, quindi insidiava anche psicologicamente due compagni di classe. In particolare un ragazzo al quale era arrivato anche a stringere le mani intorno al collo quasi volesse soffocarlo. Di recente, il bullo aveva rincarato la dose. Durante una lezione, infatti, aveva lanciato dalla finestra i libri, gli astucci e gli indumenti del compagno di classe preso di mira mentre continuava a colpirlo con palle di carta e altri oggetti. È stato allora che il dirigente scolastico lo ha sospeso e il ragazzo si è ritirato da scuola; una volta a casa ha ricevuto «la visita» carabinieri che lo hanno allontanato dalla dimora genitoriale.

A dirla tutta, a carico del ragazzo non c'era solo la segnalazione del preside, ma anche quella di una collaboratrice dell'istituto scolastico, una bidella. Testimonianze, le loro, corroborate dalle versioni dei fatti raccolte dai carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni che hanno sentito in audizione protetta non solo i due studenti perseguitati ma anche i loro compagni di classe: le dinamiche emerse sono identiche in maniera quasi sorprendente.

Un'ulteriore conferma dell'accaduto i militari l'hanno avuta ascoltando anche la madre della vittima di bullismo. La donna sapeva quel che il figlio era costretto a subire dall'ottobre scorso visto che il ragazzo, ormai in preda alla disperazione, aveva raccolto il coraggio a due mani e si era confidato con i genitori. Dopo la sospensione del bullo dalla scuola e sperando che le cose migliorassero alla fine la poveretta aveva però deciso di non sporgere denuncia.

Sempre in Lombardia e molto di recente, all'inizio di maggio, episodi simili portarono in carcere altri due studenti sedicenni, stavolta allievi di un istituto alberghiero in Val Brembana, di San Pellegrino Terme. L'indagine dei carabinieri del comando provinciale di Bergamo documentò aggressioni e vessazioni che erano durate tra la fine del 2016 e per tutto il 2017.

«Un anno - si legge sui verbali degli investigatori - in cui il ragazzo aveva vissuto in un perdurante stato d'ansia, di paura, malessere, tanto che alla fine lo studente era stato costretto a cambiare istituto scolastico».

PaFu