Caos di regole e moduli I rifiuti sono un rebus (anche per il Comune)

Penultimo giorno per provvedere al pagamento della Tares, la nuova tassa sui rifiuti secondo il calendario approvato dal Consiglio comunale con le tre rate di versamento per il 2013: la prima in acconto entro il 31 luglio, la seconda in acconto entro il 30 settembre (con possibilità di accorparle entrambe in un'unica soluzione) e il saldo entro il 30 novembre ancora da definire.
I bollettini arrivati a luglio nelle case dei milanesi contengono però delle amare sorprese. Al di là dei 600 moduli troppo piccoli per essere registrati alle Poste, alcuni milanesi hanno riscontrato grossolani errori. È il caso dell'ottantenne Maria che il 1 di giugno ha lasciato il suo appartamento in affitto e si è trasferita dal figlio. «La Tares è stata calcolata secondo quanto spendevo l'anno precedente ma non si sono accorti che il periodo da pagare non era più dodici mesi ma cinque». Inizia così un'odissea tra telefonate, fax, email con gli uffici competenti, senza però ottenere un risultato.
«Mio figlio - spiega Maria - ha telefonato a fine luglio al centralino del Comune e, non senza resistenze, è riuscito a farsi aprire una pratica di contestazione. Ci hanno detto che avrebbero richiamato entro tre settimane ma nessuno si è fatto sentire». La vicenda di Maria conferma anche l'inadeguatezza del servizio di call center. «Le risposte sono vaghe - continua Maria - la centralinista ha ammesso di non essere in grado di trovare una rapida risposta ai nostri quesiti, rimandando agli uffici che per i cittadini rimangono inaccessibili. Per non parlare dei minuti di attesa, a volte fino a 18, senza più la possibilità di essere richiamati». Ma quello che ha più generato confusione tra i contribuenti è l'opacità del regolamento Tares e le riduzioni previste. «Ho chiesto al centralino come mai, abitando con tre figli in un appartamento di meno di cento metri quadrati non avessi diritto ad una riduzione», attacca Marida mamma di tre bimbi piccoli di due, tre e undici anni. «Le risposte sono state incredibili, a volte mi dicevano che i bambini non sono considerati adulti e che quindi non avevo diritto a riduzioni, altre mi raccontavano le loro esperienze personali quasi a dirmi che non c'era nulla di sbagliato nella cartella Tares».
Il problema evidente è che il call center del Comune di Milano, lo 020202, non fornisce chiarimenti ma dirotta le proteste o fornisce informazioni erronee. «Mi sono trovato a dover pagare la Tares per un appartamento finito nell'asse ereditario dopo la morte di mio padre - racconta Mario - nonostante fosse stata seguita tutta la corretta trafila burocratica con la cessione del fabbricato e gli atti notarili. E il Comune, evidentemente, ha copiato il bollettino Tarsu dell'anno scorso e l'ha rispedito senza verifiche sugli atti e sulla visura del catasto. Alle mie proteste mi sono sentito dire che avrei dovuto pagare e poi mettermi d'accordo con gli altri eredi, cose da pazzi».