«Carlotto è un assassino non giochi col nostro dolore»

É uno dei piatti forti della stagione teatrale milanese, con la regia di Alessandro Gassman sul palcoscenico dell'Elfo Puccini, debutto fissato per il 15 gennaio. É una storia di violenza e di giustizia che scava sul tema cruciale del perdono ai carnefici. Fiction, tecnicamente parlando. Ma la storia è firmata da un nome che strappa la vicenda dal mondo della finzione e del teatro e la cala nella realtà, scatenando la rabbia di chi ha visto la violenza sulla pelle dei propri cari.
Sì, perchè «Oscura immensità», prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e interpretato da Giulio Scurati, è tratto dal libro «L'oscura immensità della morte». Il suo autore è Massimo Carlotto, oggi giallista e saggista di successo, ma protagonista tra gli anni Settanta e Novanta di un caso di cronaca che divise l'opinione pubblica. Militante di Lotta Continua, nel 1976 Carlotto fu accusato dell'omicidio di una ragazza di ventiquattro anni, Margherita Magello. Si diede alla latitanza e al suo fianco si schierarono intellettuali di sinistra, italiani e stranieri: come, in epoca più recente, è accaduto per Cesare Battisti. A differenza di Battisti, però, Carlotto fu estradato e consegnato all'Italia. Condannato a sedici anni di carcere, fu graziato dal presidente della Repubblica Scalfaro e tornò libero nel 1993.
Passato remoto, ormai, per lo scrittore Carlotto. Ma ferita non rimarginata per i familiari della ragazza uccisa. Che oggi si indignano a vedere il dramma dei familiari delle vittime messo in scena per la firma di Carlotto: «Un assassino che non ha mai ammesso le sue colpe, che non ha mai chiesto perdono e che ciò nonostante, e contro il parere dei parenti di Margherita, è stato graziato dal Quirinale grazie alle pressioni dell'intellighentsia di sinistra, la stessa che lo aveva protetto durante la latitanza».
A parlare è Matteo Oriani, figlio della cugina di Margherita Mugello, che già nelle scorse settimane ha protestato contro la decisione della provincia di Bergamo di portare Carlotto a tenere lezioni agli studenti. Ora Oriani insorge contro quello che definisce «un gesto inqualificabile»: uno spettacolo teatrale che pretende di raccontare il dramma dei sopravvissuti, e lo fa però con la voce di chi ha ucciso. «Per la giustizia e per noi, Carlotto è un assassino. Lui è molto bravo a difendere la sua immagine. Persino su Wikipedia, l'enciclopedia on line, si prende per vera la sua versione difensiva, smentita da quattro sentenze della magistratura. Di quelle sentenze, su Internet non c'è traccia. Ma se si vuole capire chi è veramente Carlotto, è lì che bisogna andare, e non a teatro».
Si legge sul sito dell'Elfo, nella presentazione del dramma che andrà in scena a gennaio: «Chi deve perdonare chi ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi?». Interrogativi epocali, come si vede. Ma i familiari di Margherita trovano inaccettabile che a sollevarli sia chi le proprie responsabilità non se l'è mai assunte. La ragazza venne uccisa nella sua casa di Padova, il 20 gennaio 1976. Carlotto ha sempre sostenuto di avere sentito delle urla dalla strada, di essere salito, e di averla trovata già agonizzante. Ma per quattro sentenze consecutive, di cui due della Cassazione, fu invece lui ad ucciderla: probabilmente in un raptus, o dopo avere cercato di assalirla sessualmente. «Con cinquantanove coltellate», ricorda Matteo Oriani. «E adesso rivendica il diritto all'oblio, senza avere la dignità di dire: sono stato io».