Case vecchie e affitti minimi: è il rebus dell'edilizia pubblica

Le buone intenzioni non mancano, ma i numeri descrivono la situazione dell'Aler come uno dei grandi problemi della politica lombarda.

Un problema sia sociale che prettamente edilizio: a partire dall'età del patrimonio di 106mila alloggi.

Più della metà è stato costruito negli anni '70 e quindi ha costi di gestione molto alti e un'efficienza energetica molto bassa.

E senza un mutamento di modello è difficile che i denari per rinnovarlo arrivino dagli inquilini: su oltre 35mila richieste di appartamenti pendenti, il 73 per cento appartiene alla fascia di protezione, quella cioè che paga un canone di 56 euro al mese.

E di questi un terzo, il 28 per cento, nella fascia di reddito da zero a 4mila euro. E non che gli altri affitti siano molto più alti: si va dai 141 euro della fascia di accesso ai 229 di quella di permanenza a quelli dell'housing sociale che toccano i 450, ma sono una minoranza tanto esigua da non incidere sui conti.

Ma il rinnovo degli edifici è già un sogno se si pensa che l'azienda stenta a trovare i finanziamenti per ristrutturare le 5,437 case che non può assegnare perché non sono a norma.

Per adesso comunque il reddito medio degli inquilini Aler, i dati sono quelli rilevati dal censimento 2013, è pari a 17mila euro, per un Isee Erp medio che si attesta a circa 10mila 500 euro. Aler non è solo una questione di numeri economici, ma anche sociali: infatti la popolazione lombarda residente negli alloggi di edilizia residenziale pubblica ammonta a 252mila abitanti, circa il 2,5 pr cento di tutta quella del territorio regionale.

Non da poco visto che si arriva in periodo di elezioni e si appresta a vivere una vera rivoluzione per venire incontro al mutato scenario sociale: secondo una rilevazione Istat del 2011, soltanto il 36,6 per cento dei nuclei famigliari lombardi è composto da coppie con figli, mentre il 23,6 da coppie senza figli e il 29,9 da persone sole a cui va ad aggiungersi un 9,1 di nuclei monoparentali.

Chi ha bisogno di un aiuto dalle istituzioni ha dunque cambiato volto, le percentuali si riflettono sulle fasce più deboli, e le persone sole si avviano quasi a pareggiare i numeri della famiglia tradizionale.

E molto spesso sono proprio loro che si incolonnano davanti alle mense per i poveri con vergogna e che adesso hanno bisogno che qualcuno gli tenda una mano anche per trovare una casa.