Cattaneo: «Enorme debito verso di lui, Cl diversa da quel che si dice sui giornali»

Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, già assessore e prima tecnico del Pirellone, come tutti gli anni, a febbraio, è tra i banchi del Duomo, per ricordare don Giussani, colui che ha segnato una svolta netta nella sua vita, quando ancora era un ragazzo. Che cosa significa essere presente ogni anno alla Messa per don Giussani?«Il mio debito verso don Giussani è incolmabile. È stato grazie a quel flusso di vita nato da lui, come lui chiamava Comunione e liberazione, che io ho reincontrato la fede cristiana e sono ritornato nella Chiesa e ho conosciuto la ragione più profonda per cui vale la pena di stare al mondo».Come ha conosciuto questo sacerdote così speciale?«Io l'ho conosciuto anche come docente all'Università Cattolica, ho fatto con lui due esami di Introduzione alla teologia. È stato anche mio professore e di lui riconosco la straordinaria capacità di mostrare la ragionevolezza della fede e di illustrare, nelle sue lezioni, come la fede e la ragione non solo non siano avversarie o nemiche ma sono due straordinarie alleate».Ci racconta qualcosa del suo rapporto personale con lui?«Non ho avuto direttamente a che fare con lui moltissimo, ma le poche volte sono state tutte significative. Quel che più colpiva di lui era l'incontrarti sempre nei tuoi interessi e valorizzare, in mezzo a mille difetti, il tuo aspetto più positivo. Su quello costruiva. Questo è stato il suo formidabile genio educativo».Aveva un carattere molto forte. È stato testimone di episodi particolari?«Era un uomo di grande umanità ma non nel senso effeminato. Era un uomo di grande virilità, che se ti affrontava ti faceva tremare le gambe. Ho visto alcune sue sfuriate... Ripeto quel che ho letto una volta in un articolo: era come le canoniche delle nostre chiese romaniche lombarde, dove dietro le tendine colorate si intravede la forza e la solidità del muro di pietra antica. Ecco, era un uomo che affascinava, ma dietro aveva la solidità di un muro di forza secolare».Come riusciva ad attrarre a sé tutti i giovani che hanno deciso di seguirlo? «Se incontrava per esempio un giovane di sinistra e vedeva in lui un interesse a approfondire il pensiero marxista, non gli regalava il Vangelo o la storia della Chiesa ma un libro sulla storia del sindacato o un libro di Marx. Ti incontrava su quel che interessava a te e da lì apriva un dialogo in cui ti faceva conoscere quel che aveva incontrato lui».E lei quando l'ha incontrato?«Ho incontrato il movimento di Cl a quindici anni, ho conosciuto personalmente don Giussani a 19 anni all'università e questa storia mi ha accompagnato fino a oggi. Ho vissuto personalmente che cosa significa vivere in un grande ambito educativo, come è il movimento di Cl, al di là di tutto quel che si dice sui giornali. La vera essenza di Cl è proprio richiamare la singola persona alle ragioni ultime delle cose e al motivo ultimo per cui vale la pena di fare tutto».SCot