Un Cenacolo d'oro e seta degno di... Hollywood

Dai Musei Vaticani l'arazzo commissionato per il re di Francia. È in mostra con il film di Acosta

Mimmo di Marzio

«Il Cenacolo sotto l'egida di Brera? Non sono convinto, la cosa importante è far rientrare l'opera di Leonardo nella vita milanese in maniera importante». Così commentò qualche giorno orsono James Bradburne, lungimirante direttore della Pinacoteca. E del fatto che l'affresco vinciano sia un brand assolutamente da rilanciare sono convinti un po' tutti, Comune di Milano in testa, che per il 500nario della morte del Genio ha messo in campo un'annata di eventi. L'ultimo è quello che si inaugura oggi, probabilmente il più originale, dopo la gettonatissima mostra su «Leonardo mai visto» al Castello Sforzesco e la riapertura straordinaria della Sala delle Asse. Per la prima volta, nella Sala delle Cariatidi di palazzo Reale, viene esibita un'opera eccezionale quanto poco nota: l'arazzo dei Musei Vaticani riproducente l'Ultima Cena commissionato da Francesco I re di Francia e da sua madre, Luisa di Savoia. Custodito nei Musei Vaticani, fu tessuto probabilmente in Fiandra su cartone di un artista lombardo probabilmente sotto la supervisione di Leonardo stesso. L'esposizione di Palazzo Reale, curata da Pietro C. Mariani, si tinge però anche di salsa hollywoodiana. A far da contraltare al prezioso manufatto, viene infatti presentata la proiezione in anteprima del tableau vivant di nove minuti intitolato «L'Ultima Cena, Tableau Vivant» realizzato da pluripremiato regista americano Armondo Linus Acosta, con i Premi Oscar, Vittorio Storaro, Dante Ferretti e con Francesca Lo Schiavo. L'opera cinematografica, montata con meticolosità dei dettagli e forti accenti evocativi, rappresenta un chiaro esempio di come il Cenacolo continui a rappresentare un'icona pop, dopo le rivisitazioni di Andy Warhol, Katherine Stuberghs, Anish Kapoor, Otto Kern, Wang Guangyi, Yue Minjun, Masbedo e altri.

Ma torniamo all'arazzo, vero gioiello di arte rinascimentale, che riproduce fedelmente il Cenacolo in scala 1 a 1. L'opera fu commissionata dal re che ospitò Leonardo ad Amboise fino alla fine dei suoi giorni dopo la sconfitta di Ludovico il Moro e la conquista di Milano da parte dei Francesi, e da Luisa di Savoia, come testimoniano anche le insegne presenti nella fascia alta dell'opera. Vista l'impossibilità di staccare la pittura murale dalla parete, l'unica possibilità per portarlo fuori da Milano era quella di copiarlo. L'arazzo fu tessuto probabilmente tra il 1516 e il 1525, mentre Leonardo era già ad Amboise (dove morì), per cui il cartone preparatorio è stato verosimilmente seguito dallo Maestro. Vederlo è un'occasione da non perdere perchè l'arazzo, donato nel 1533 a Papa Clemente VII, non è mai uscito dai Musei Vaticani.