Cent'anni di scosse e paura Gli scatti per capire il sisma

Apre oggi l'esposizione al Museo di Storia naturale Immagini storiche e un focus sui progressi tecnologici

Il destino volle che la scala sismica nascesse a Milano - notoriamente zona priva del rischio di terremoti - e ad inventarla fosse un milanese, Giuseppe Mercalli, scienziato prodigio che a soli 33 anni mise a punto la carta d'Italia con le aree di maggior pericolo e quelle, come la Lombardia, praticamente al sicuro. Era il 1883 e il geologo lavorava al museo di Storia naturale, diretto da Antonio Stoppani, lombardo di Lecco, zio della Montessori e appassionato di montagna al punto da essere stato il primo presidente del Cai. Oltre che uno dei fondatori della Siae, ma questa è un'altra storia.

Tuttavia il destino volle pure che il vulcanologo milanese morisse a Napoli, zona ad alto potenziale geologico, dove si trasferì per studiare il Vesuvio. E dove insegnò al liceo Vittorio Emanuele, annoverando tra i collaboratori un conterraneo, Achille Ratti. Il sacerdote avrebbe fatto carriera e, otto anni dopo la morte dell'amico, sarebbe diventato papa, con il nome di Pio XI. Ma la sorte volle pure che Mercalli se ne andasse avvolto dalle fiamme. Un giallo mai chiarito e frettolosamente archiviato come la solita disgrazia. Eppure dalla sua abitazione sembra che fosse sparito l'equivalente di mille euro attuali, allora una fortuna. Era il 1914.

L'ipotesi di furto non fu mai troppo approfondita, ma il nome dello scienziato è sulla bocca di tutti a oltre un secolo da quella fine. A lui è intestata la misurazione d'intensità dei terremoti e lui ha lasciato un monito che sembra fresco di telegiornale. «La sismologia non sa dire quando, ma sa dire dove avverranno terremoti rovinosi e sa pure graduare la sismicità delle diverse province italiane, quindi saprebbe indicare al governo dove sarebbero necessari regolamenti edilizi più e dove meno rigorosi, senza aspettare che prima il terremoto distrugga quei paesi che si vogliono salvare».

Il concetto vale per il mondo e, ad oltre cent'anni, lo confermano gli studiosi. L'hanno fatto anche ieri nel tempio che fu di Mercalli - il museo dove lo scienziato mise a punto quella scala e quella carta - e dove oggi apre la mostra «Terremoti - Origine, storie e segreti dei movimenti della terra», visitabile fino al 30 aprile. Un tempismo sconcertante che, dopo le ultime scosse tra Umbria e Marche, rappresenta un'attualità ai limiti del verosimile. Sette sale per mostrare le sciagure più sconvolgenti di questi cent'anni. L'ultimo sisma di cui Mercalli fu testimone, Messina nel 1908. «È dicembre d'uragani e mare avvelenato» scrisse Salvatore Quasimodo. E l'ultimo in ordine cronologico, Emilia 2012. Escluso ieri. Tra questi estremi non solo Italia. Guatemala 1976. Los Angeles 1994. Nuova Zelanda 2010. Haiti 2010. Giappone 2011. Nepal 2015. Sembra un bollettino bellico.

L'esposizione mette i brividi. L'insegnamento è indimenticabile. La terra che trema è un evento naturale e occorre abituarsi a conviverci. Ciò non significa fingere una disinvoltura incosciente, ma prendere consapevolezza. Ad esempio, informandosi sulla solidità antisismica di un immobile che si stia acquistando. Oppure prevedendo migliorie con materiali resistenti ai terremoti in fase di eventuale ristrutturazione. È sbagliato credere che i rimedi siano tutti costosi e realizzabili solo in fase di costruzione. Esistono materiali e congegni alla portata di tutte le tasche, in grado di aumentare la sicurezza degli abitanti. Nelle ultime sale - sorta di avviso prima dell'uscita - si mostrano i progressi della tecnologia in tema di resistenza con macchinari capaci di disperdere e ammortizzare gli effetti di ipotetiche scosse. E, per località di mare, le boe in grado di segnalare l'imminenza dei moti sussultori della crosta terrestre.

Tsunami o semplici movimenti del suolo, i terremoti restano sempre qualcosa di misterioso e questa scarsità di nozioni in merito rende più vulnerabili alla paura. Allora è bene sapere che esistono tre tipi di sisma. Il primario manifesta movimenti a fisarmonica e lascia una roccia levigata dallo sfregamento della pietra. Il secondario ha un andamento ondulatorio, più conforme alla propagazione delle onde che ne sono la causa. Infine il terziario mostra scosse che vengono definite «perpendicolari». È il più temibile e devastante del ricco campionario. Lo hanno chiamato «Love». Un nome che non gli fa onore. Ma forse, come l'amore, sa essere sconvolgente.