La Centrale è una polveriera Un altro agente accoltellato

In meno di tre mesi tre aggressioni di poliziotti e militari E il responsabile è ancora un immigrato e pregiudicato

Stazione Centrale polveriera della città. Un posto da evitare. In meno di tre mesi tre episodi gravi che potevano finire in tragedia, se invece delle forze dell'ordine fossero stati coinvolti comuni cittadini. L'ultimo ieri nella tarda mattinata. Un 28enne della Guinea è stato arrestato per tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale. Ha accoltellato, ferendolo lievemente a una spalla, un poliziotto che era intervenuto per bloccarlo.

L'uomo, irregolare, con precedenti per lesioni, minacce e resistenza è destinatario di un ordine di espulsione del 4 luglio. Un nuovo provvedimento è stato emesso ieri. Si aggirava in piazza Luigi di Savoia nella zona delle navette per gli aeroporti visibilmente alterato e brandendo un coltello. Si chiama Mamadou Saidou Diallo (ma ha altri 4 alias) ed è in Italia da due anni. Era stato notato da un addetto agli autobus, che è stato minacciato e si è dovuto barricare nel mezzo insieme ai colleghi. Erano circa le 12.40, ora di punta in Centrale. L'immigrato, dopo essere stato immobilizzato a terra da quattro agenti delle Volanti, è riuscito a colpire uno di loro. Ha gridato «voglio morire per Allah», anche se per ora non risulta che avesse finalità terroristiche o contatti con organizzazioni jihadiste.

È di due mesi fa (18 maggio) l'aggressione con due coltelli all'interno della stazione a due militari e un agente Polfer di una pattuglia mista da parte di Ismail Tommaso Hosni. Il ragazzo, italo-tunisino di vent'anni con precedenti per spaccio, aveva postato su Facebook diverse frasi e link a video con riferimenti all'Isis. È finito a San Vittore e le indagini sulle sue reali intenzioni e sulla sua rete di relazioni sono in corso. Lo scorso 21 aprile invece un senegalese di 27 anni, Mamadou Kante, anche lui con precedenti per droga e con un passato di disturbi psichici, reagisce violentemente alla richiesta di documenti fatta da un soldato di pattuglia. Lo straniero, in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari, mette le mani sul fucile del militare che chiama i soccorsi. Nel frattempo intorno al soldato e al collega, che rimarrà ferito a una mano, si forma un cerchio minaccioso di un centinaio di migranti. Urlano e lanciano bottiglie di vetro per provare a liberare Kante. Quando arrivano altri poliziotti e carabinieri, il capannello si scioglie. Il 27enne sarà processato per direttissima, accusato di resistenza, violenza e lesioni. «Il mio difensore è Dio», dirà davanti al giudice. In Centrale si ritrovano ogni giorno decine di immigrati lasciati a se stessi. Molti sono irregolari o hanno precedenti. I più fragili e a rischio hanno problemi di disagio mentale e di dipendenze. A volte cedono alla disperazione, come il 31enne maliano trovato impiccato i primi di maggio in via Ferrante Aporti, accanto alla ferrovia. Altre volte si scagliano sul primo passante. Gli episodi di micro criminalità poi sono quotidiani. All'alba di venerdì in piazza Duca d'Aosta un ragazzo nigeriano richiedente asilo è stato picchiato e rapinato. La polizia ha fermato un 26enne del Gambia irregolare e con precedenti. Il cosiddetto «blitz» delle forze dell'ordine del 2 maggio scatenò le polemiche. Ora da più parti si chiedono «maggiori controlli».