Il centrodestra si spacca sul rimpasto al Pirellone

Critiche a Maroni dopo il secondo cambio di assessori in 20 mesi Contro l'uscita della Bulbarelli pronto il ricorso per le quote rosa

È un Roberto Maroni piuttosto isolato quello che esce dal secondo riassetto di giunta in appena venti mesi. Un governatore messo all'angolo dai partiti della sua stessa maggioranza, a cominciare dagli «alfaniani» di Ncd che diserteranno i lavori in Regione e da Fratelli d'Italia che con Riccardo De Corato dice che «due rimpasti in due anni sono troppi». Ma anche dal ricorso già preparato da un avvocato perché la nuova squadra non rispetta più la parità di genere dopo l'uscita dell'assessore Paola Bulbarelli per far posto a Fabrizio Sala . Un cambio contro cui protesta anche la deputata di Fi Elena Centemero . «Ho tagliato 140 poltrone - dice Bulbarelli - Forse questo ha dato fastidio a qualcuno». E da sinistra il vicepresidente del consiglio regionale Sara Valmaggi (Pd) e Lucia Castellano (Patto civico) ricordano che «le precedenti giunte, dove le donne non erano rappresentate al 50 per cento come stabilito dallo Statuto regionale, sono state oggetto di ricorsi. Tutti vinti». Molto dura con Mariastella Gelmini che ha messo in giunta uomini a lei vicini come il trentenne Alessandro Sorte e Alessandro Fermi , l'ala di Fi vicina alla deputata Daniela Santanché . Contrariata «perché il presidente Berlusconi nei governi ha sempre nominato donne ministro e nel partito ha sempre dato ruoli di responsabilità alle donne. Mi dispiace constatare che un coordinatore donna come l'onorevole Gelmini, non abbia fatto altrettanto». Mettendo a rischio, aggiunge Santanché, «il governo della Regione perché questa decisione non è rispettosa della parità di genere come da statuto regionale, legge 215, normativa europea e Cedav. Fin quando le donne non impareranno a fare squadra, il nostro futuro non sarà mai roseo».

Una bella grana per Maroni che con il rimpasto sperava di riguadagnare la serenità necessaria per affrontare passaggi cruciali come la legge di bilancio, la riforma della sanità, quella costituzionale sugli enti locali e quella dell'Aler. E, invece, dovrà fare i conti con l'Aventino degli alfaniani che diserteranno le commissioni. «Ncd pone un problema politico - dice Raffaele Cattaneo - È stata creata una delega alla Città metropolitana che era in capo al sottosegretario Nava e non si capisce che cosa sia cambiato: Ncd non può vedersi sottratte deleghe in questo modo». A beneficiarne il sottosegretario Giulio Gallera . «La delega alla Città Metropolitana - replica il capogruppo di Fi Claudio Pedrazzini - non interferisce con la delega dell'Ncd relativa alle Riforme». E da domare c'è il malumore di una parte di Fi (con qualcuno che già raccoglie firme per sfiduciare Pedrazzini), ma soprattutto la fronda interna alla Lega e addirittura alla Lista Maroni. Perché aver negato al consigliere Angelo Ciocca l'ingresso in giunta con l'assessorato alla Casa chiesto da Matteo Salvini , ha allargato la già evidente frattura di Maroni con il segretario del Carroccio. A cui sempre di più guardano i consiglieri leghisti delusi per la poca attenzione loro riservata da Maroni che si affida alla sua squadra personale. E dalla Lista Maroni arriva l'appello del capogruppo Stefano Bruno Galli : «Adesso mettiamoci a lavorare seriamente e severamente per la realizzazione del programma e marciamo compatti e coesi sino al 2018». Non velato invito lasciar perdere i giochi di potere. Ma nei maroniani lo scontento sale, tanto che qualcuno ha già preso contatti con Ncd per un cambio di casacca. «Sembra che Maroni sia riuscito a far arrabbiare proprio tutti», gongola il segretario del Pd Alessandro Alfieri .