«Che emozione il debutto nel teatro di mamma»

Il figlio di Andrée Ruth Shammah porta in scena la sua «Per strada»

Antonio Bozzo«Mia madre per rispetto non ha ficcato il naso nel mio lavoro. È venuta una sola volta alle prove. Ma sarà in prima fila la sera del debutto». Raphael Tobia Vogel, unico figlio di Andrée Ruth Shammah, sa bene che ci sarà più d'uno a ricordare che lui, regista di cinema all'esordio con una regia per palcoscenico, ha avuto una corsia preferenziale: debutta nel teatro diretto dalla mamma, non un teatrino di periferia, ma il glorioso Parenti; e dalla mamma, macchina da guerra di idee e regista di fama, con il biberon ha avuto l'imprinting delle scene. Tutto vero, e il 28enne Raphael di questa educazione sentimentale va fiero. «Ma più che vivere la sindrome del figlio d'arte», dice, «ho sempre cercato di non restare troppo attaccato al mondo del teatro. Come se incosciamente volessi allontanarmi da un ambiente familiare, nel quale sarebbe naturale lavorare». Infatti nessuno si meraviglia che Alessandro Gassmann abbia seguito le orme di papà, come fece il compianto Luca De Filippo, con il padre Eduardo: gli esempi sono moltissimi, ma la finiamo per non rubare spazio al lavoro del giovane Vogel. Che si intitola, alla Jack Kerouac, «Per strada» (dal 13 al 24 gennaio). Scritto da Francesco Brandi, è la storia di un incontro ai margini di un bosco, sotto una tormenta di neve; due uomini intorno ai trent'anni scambiano i problemi e le angosce delle loro vite. «Un incontro fatale, chiasmatico, dettato da una sorta di magnetismo tra i due», dice Vogel. «Si potrebbe pensare al Godot di Beckett, per fare riferimenti alti, ma è solo una vaga suggestione. Jack e Paul rappresentano la mia generazione, disorientata e spesso rinunciataria. Il testo di Brandi è bellissimo. Ho conosciuto Francesco in televisione: lui era attore in un fiction di Pupi Avati, di cui ero vice regista. Mi diede le sue pagine da leggere, non mi disse che l'intendimento era offrirmi il testo per curarne la regia». Ne è passata di acqua sotto i ponti, dal primo spettacolo di cui Vogel ha memoria. «Una Ondine, diretta da mia mamma. Avevo cinque o sei anni, non sapevo dove stare, giravo davanti e dietro al palcoscenico». Ma la magia delle scene - e l'esempio di Strehler, Ronconi, Parenti - di certo lo plasmò. Mamma Shammah non ha mai insistito per indirizzare il figlio, ma per osmosi culturale lo ha educato allo sguardo tipico del regista.