Che grazia divina quel Duomo tornato chiesa per una notte

Perché trasformare la chiesa in una raccolta di opere d'arte da offrire allo sguardo dei turisti, allontanando così chi in Duomo entrava per una preghiera di fronte all'altare maggiore?

Eminenza, cardinale Angelo Scola arcivescovo di Milano, che grazia trascendente, verrebbe da dire divina, quel Duomo tornato finalmente a essere nella notte del mercoledì santo chiesa e non solo museo a uso dei turisti. Luogo di preghiera e meditazione, ispirate e accompagnate dalle voci sublimi di quella cattedrale di note eretta da Johann Sebastian Bach nella sua Passione secondo Matteo, la Matthäuspassion - BWV 244 per soli, coro e orchestra. Pareva di esser trascinati fino in cielo ad ascoltare quel canto, a farsi condurre da quelle colonne che sfondano il soffitto nei loro archi così acuti. E poi le vetrate. Che meraviglia quell'originalissimo gotico lombardo, forse più bello dentro che nel fuori delle guglie.

Difficile, sedendo su quei banchi, non interrogarsi su cosa ci sia oltre. Soprattutto se era un po' che non si entrava in quel monumento dell'ingegno umano e della fede nel divino dove pulsa il cuore dell'arcidiocesi più grande d'Europa. Perché oggi per entrare in Duomo servono un biglietto e un'ora di coda. E non tutti son disposti a pagare per rivolgere lo sguardo al Crocefisso. Sembra siano soli 3 euro, ma per molti sono una barriera insormontabile. Non si paga per pregare. Le cattedrali sono state erette nella loro maestosità perché qualcuno entrasse ad ammirarne la bellezza e ne uscisse convertito alla fede in Dio e un biglietto da 3 euro è un buon motivo per sentirsi esentati anche da una semplice domanda sull'ultraterreno, figurarsi dalla fede. Pagando si entra in un museo e non nella casa del Signore. E non si lasci dire, cardinale Scola, che per la preghiera c'è un accesso dedicato. Quel corridoietto laterale dal quale non si vedono l'altare (punizione per chi non versa l'obolo), il Santissimo Sacramento e i chiodi infissi nella carne di Gesù, è ancor più umiliante per chi è costretto a percorrerlo non avendo il biglietto.

Perché? Perché trasformare la chiesa in una raccolta di opere d'arte (per la verità nemmeno così rilevanti) da offrire allo sguardo pagano dei turisti, allontanando così chi in Duomo entrava, magari in una pausa da dedicare all'anima in una giornata di lavoro, per una preghiera di fronte all'altare maggiore? I soldi servono a mantenere il Duomo, si dice. Ma se il Duomo è stato mantenuto nei secoli da generazioni ben più povere della nostra, perché proprio la nostra accetta l'onta di mettere un'odiosa tassa sulla fede?

Commenti

billyserrano

Ven, 14/04/2017 - 11:00

Chiedere a vescovi e cardinali di rinunciare al business è chiedere troppo. Tre euro non sono molti ma, pagare per entrare in chiesa a pregare mi sembra una cosa strana.

Tergestinus.

Ven, 14/04/2017 - 12:25

billyserrano: luoghi comuni, luoghi comuni e luoghi comuni. Per ragioni lavorative ho modo di frequentare il clero, e Le assicuro che è composto per la maggior parte da persone del tutto inette alla gestione dei patrimoni. E quando dico del tutto inette sono ancora delicato. Non a caso la stragrande maggioranza delle diocesi è in difficoltà finanziarie, per non parlare delle congregazioni religiose, il cui patrimonio è ormai in svendita da anni.

roseg

Ven, 14/04/2017 - 15:59

Come al cinema...per andare in chiesa paga il biglietto.

fifaus

Sab, 15/04/2017 - 14:46

Tranquilli: tra poco diventerà una moschea