«Dopo la chiamata alle armi Forza Italia saprà reagire»

Il commissario cittadino punta sulla riorganizzazione «Fermento positivo. Ci unisce la fiducia in Berlusconi»

Cristina Rossello, deputata di Milano e da meno di un mese commissaria cittadina di Forza Italia, gli eletti del movimento si sono incontrati dopo il voto del 26 maggio. Cosa è emerso?

«È stato il secondo incontro del commissariamento cittadino. Il primo è stato dedicato alle elezioni e all'attività da coordinare in vista del voto. Ieri (lunedì, ndr) abbiamo avuto questo incontro, con consiglieri comunali e municipali, quasi tutti presenti salvo rare assenze giustificate da motivi di lavoro, e una serie di interventi a tempo, in un clima molto civile. La mia funzione di commissario è tecnica e risponde all'esigenza di una sorta di stanza di compensazione».

È stata l'occasione per una analisi del voto.

«Questo incarico è partito il 13 maggio, quindi il commissariamento ha operato dal 13 al 26. Il risultato è significativo. La percentuale è più elevata del dato nazionale. Se guardiamo i sondaggi e a quello che era successo, non c'era la certezza di questo risultato. Il partito ha risposto bene, a livello di squadra. La mia è stata una autentica chiamata alle armi e devo dire che i consiglieri comunali e municipali hanno dato una grande risposta».

È soddisfatta anche del dato, oltre che del clima positivo in cui è maturato?

«Dobbiamo contestualizzarlo, tenere conto di ciò che è successo e delle oggettive difficoltà su cui sta riflettendo l'intero gruppo. Devo dire che nei momenti difficili Forza Italia ha sempre dimostrato di sapersi rimboccare le maniche, di saper risolvere i problemi. Il gruppo lombardo e milanese in particolare è molto partecipativo e fattivo e ha sempre saputo far maturare soluzioni trainanti per tutti».

C'è un grande fermento interno. Iniziative personali come quella del governatore ligure Giovanni Toti. A cosa porteranno?

«Il fermento è anche vitalità, è il massimo del momento politico in un certo senso. Fermento e posizioni varie sono fenomeni che delineano una reattività e una prospettiva. Alla base e da parte di tutti c'è grande rispetto, attenzione e fiducia per il Presidente e questo è un elemento altamente unificante per tutti».

È emersa nel partito la richiesta di una riorganizzazione territoriale su base elettiva. Lei cosa ne pensa?

«Il tema è all'ordine del giorno ma potrà avere approfondimenti e valutazioni diverse e successive. Tutto è all'esame in questo momento. Tipico di Fi è avere momenti in cui si riflette, in cui si è silenti, in vista di successive emersioni. Quando c'è confusione è importante non alimentarla. La fase della riflessione è importante, per poi andare nella giusta direzione. Anche perché il momento è delicato per il Paese. Tutto è molto mobile».

Fi deve pensare più al bene del Paese che al suo?

«È facile correre dietro agli umori e assecondarli ma chi esercita una leadership politica deve anche guidare e farsi seguire, verso un percorso virtuoso. È la base per un progetto adeguato che faccia il bene di un Paese in difficoltà. Non è giusto essere egoisti, bisogna sapersi sacrificare verso ideali più alti: il bene comune non è una chimera».

Come deve il futuro di Fi?

«Io ora non vorrei esprimere un orientamento politico mio ma parlare della funzione che ho svolto: qui ho verificato una grande sintonia, convergenza e corrispondenza di intenti fra il presidente e la base territoriale. Occorre continuare con il dialogo, mediare, cercare compatibilità per soluzioni condivise».

Come proseguirà il percorso di Fi Lombardia?

«Ci sono diverse prospettive aperte. Stanno riflettendo tutti, credo che ci saranno risposte esaurienti».